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Archive for settembre 2011

La Jornada – Lunedì 19 settembre 2011

Il Centro dei Diritti delle Donne del Chiapas (Cdmch) dice che Paz y Justicia sta scatenando la guerra a San Patricio

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 18 settembre. Il Centro dei Diritti delle Donne del Chiapas (Cdmch) accusa “i paramilitari di Paz y Justicia”, il PRI ed il PVEM “del clima di guerra contrainsurgente scatenato il giorno 7 ed accresciuta con inusitata violenza il giorno 13 contro la comunità San Patricio, municipio autonomo La Dignidad”, da parte di coloni dei municipi ufficiali di Sabanilla e Tila.

La situazione di assedio armato e persecuzione contro San Patricio, nella zona nord dello stato, ha generato diversi pronunciamenti di allarme e solidarietà, e la convocazione della Rete contro la Repressione di una mobilitazione nazionale ed internazionale il prossimo 22 settembre.

Le donne del Cdmch si uniscono alle proteste “per queste aggressioni che terrorizzano le abitanti della regione, attraverso cui si vogliono sottrarre ai compagni zapatisti le terre recuperate dai proprietari terrieri e che coltivano per il loro sostentamento quotidiano”.

L’organizzazione sostiene: “In particolare denunciamo Paz y Justicia che, con l’appoggio del governo e dell’Esercito federale, imperversa da 15 anni nella zona nord, attaccando le comunità organizzate e quelle zapatiste, trasformando le donne in bottino di guerra, per porre fine alla giusta ribellione zapatista e di tutti i contadini che si oppongono alle politiche neoliberiste”.

Secondo la Cdmch, “nella congiuntura elettorale, gruppi priisti come Paz y Justicia assumono una posizione belligerante per riprendere il potere della regione e dello stato, facendo conoscere, con i fatti accaduti a San Patricio, le intenzioni del PRI, alleato col PVEM, di recuperare con la violenza e a qualunque prezzo, il potere politico nei municipi e nelle regioni abitate dagli zapatisti”.

Da parte sua, la Rete contro la Repressione, formata da collettivi dell’Altra Campagna, respingono le aggressioni e sostengono che “la violenta pressione che esercitano con impunità i paramilitari” è tale per provocare l’abbandono delle terre da parte delle basi zapatiste. “La minaccia di ucciderli è un’ulteriore dimostrazione della strategia paramilitare, dissimulata da tutti i livelli di governo”, per continuare la guerra contro i popoli zapatisti.

“Chi da diversi luoghi del Messico e del mondo ammira e rispetta il degno percorso zapatista, ha visto che le istituzioni sanno solo generare violenza e guerra, e sappiamo che i responsabili di quello che potrà succedere a San Patricio sono i governi federale e statale, ed i presidenti municipali di Sabanilla, Jenaro Vázquez López, e di Tila, Sandra Luz Cruz Espinoza”.

Nella sua convocazione ad una “mobilitazione nazionale ed internazionale” questa settimana, la Rete denuncia l’incremento delle aggressioni contro le comunità zapatiste. “Da luglio ad oggi, le giunte di buon governo hanno denunciato pubblicamente più di sei aggressioni realizzate da gruppi di stampo paramilitare o con direttivi paramilitari come la ORCAO”.

Il caso di San Patricio “è molto grave, poiché i compagni sono assediati da forze paramilitari e si teme per la loro vita”. Quanto sopra “contrasta con le dichiarazioni del governo statale di aver progredito nella soluzione pacifica dei problemi e col disarmo dei vecchi gruppi armati, che ora si presentano sotto altri nomi e sigle, ma con le stesse persone alla guida e la compiacenza dei poliziotti e dei titolari dei malgoverni”.

Per la Rete, “questo clima di minaccia fisica vuole distruggere l’autonomia zapatista che è uno schiaffo per chi è a capo delle istituzioni, perché mentre queste spendono  migliaia di milioni di pesos nella guerra contro l’insicurezza, sono i territori zapatisti le zone più sicure del paese, e quelle che escono dalla miseria in cui sono stati cacciati comunità e popoli indios”.

Lo scorso 15 settembre, durante la celebrazione nell’ambasciata messicana di Parigi per il “Grido della dipendenza”, come l’hanno ribattezzato, alcuni collettivi francesi hanno distribuito alle centinaia di presenti, informazioni “su cosa c’è dietro la guerra del governo di Calderón e sulle aggressioni paramilitari contro le basi zapatiste a San Patricio”. http://www.jornada.unam.mx/2011/09/19/politica/031n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Sabato 18 settembre 2011

La Carovana di Sicilia conclude la sua visita in Chiapas; chiede l’abolizione dell’Istituto Nazionale di Migrazione (INM)

Hermann Bellinghausen. Inviato. Palenque, Chis. 17 settembre. La “carovana al sud”, del Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità, ha concluso il suo viaggio in Chiapas con una carovana di centinaia di candele accese per il viale centrale e simpatia e generosità per gli emigranti centroamericani che entrano nel paese attraverso le frontiere di questo stato e di Tabasco con il Guatemala.

“Chiediamo l’abolizione dell’Istituto Nazionale di Migrazione (INM) per le sue anomalie e gli abusi contro gli emigranti”, ha dichiarato un collettivo di donne chol di Palenque.

La folta accoglienza della carovana guidata da Javier Sicilia ed un gruppo di vittime della violenza di diverse parti del paese per dove è già passata (Ciudad Juárez e Torreón a Cuernavaca e Oaxaca) è stata curata, tra altre, dall’organizzazione Xi’Nich, organismi civili come Sadec, parrocchie della zona nord e comunità ecclesiali di base. Anche di migranti (clandestini, ma qui nella piazza pubblica protetti dalla mobilitazione cittadina), originari di Honduras e Guatemala, che sono stati chiamati “fratelli” da tutti gli oratori.

Le donne di Palenque hanno denunciato che nel quartiere di Pakalná (oggi è quasi un’altra città), a meno di tre chilometri da qui, “i migranti sono alla mercé della criminalità, e le donne sono facili prede”. Chiedono che “le autorità competenti intervengano” e denunciano che gli agenti dell’INM, “chi devono proteggere i migranti”, spesso sono responsabili o negligenti davanti di fronte all’estorsione, il sequestro, le violenze e gli omicidi.

Il Comitato di Difesa della Libertà Indigena Xi’Nich si è espresso contro il narcotraffico, da molti anni presente nella regione. Ma anche, “dalle nostre comunità, denunciamo che la politica di Calderón è di morte e povertà, e di più emigrazione”. Cioè, è anche un problema degli indigeni messicani: “Non ci resta che emigrare verso i centri turistici o alla frontiera nord. Calderón ha trasformato il Messico in un luogo di guerra, non in un posto dove vivere; ha costruito la viva immagine della menzogna e della morte”.

Xi’Nich, un’organizzazione che ha quasi 20 anni, ancora prima della sollevazione zapatista, ha marciato per più di 50 giorni fino a Città del Messico per chiedere la fine della repressione e migliori condizioni di vita, ha chiesto “stop alla guerra di Calderón, salute ed educazione, non la militarizzazione, il rispetto dei fratelli migranti e non più discriminazione contro indigeni e migranti”.

Ai bordi della piazza c’erano due grandi strutture. Una, sfruttando le intricate radici di un grande albero su cui erano montate decine di candele accese, mostrava i nomi di decine di morti e desaparecidos del nord. Sull’altra, migranti honduregni ospitati nella Casa dell’Emigrante di Tenosique, Tabasco, c’erano cartoncini colorati con scritte per chiedere rispetto e pace.

“Padre Alberto”, parroco di Palenque, ha denunciato la diffusa estorsione criminale nella zona chol.

In maniera più drammatica, il frate Tomás González, di Tenosique, che vive sotto minaccia, si è riferito al Messico come un “campo minato” per i centroamericani quando attraversano le nostre frontiere. Qui, dove opera il crimine organizzato, “la loro condizione diventa un incubo”. Ha dichiarato che “le fosse clandestine non sono solo al nord, ma anche al sud”.

E riguardo all’INM, ha detto: “Siamo testimoni del fatto che i suoi agenti operano come il crimine organizzato, ed in Chiapas e Tabasco sono responsabili del fatto che il percorso dei fratelli sia tanto terribile. Li perseguono, li obbligano a nascondersi nelle paludi, li mettono in pericolo”. Inoltre, “le autorità sono responsabili dell’occultamento” in questa regione che è diventata “ingovernabile”.

A sera si è saputo che il religioso è stato fermato a Coatzacoalcos, Veracruz.

C’era anche Alejandro Solalinde, della Casa dell’Emigrante a Ixtepec (Oaxaca) che, riferendosi alle feste patrie ha affermato che “oggi siamo più che mai dipendenti”, e che senza libertà “non ci può essere democrazia”. http://www.jornada.unam.mx/2011/09/18/politica/007n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 18 settembre 2011

Magdalena Gómez: Autonomia zapatista, la più avanzata e completa, a dispetto degli attacchi dello Stato

Elio Henríquez. Corrispondente. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 17 settembre. L’autonomia che si sta costruendo nei municipi sovrani del Chiapas è “la più avanzata e di maggior simbolismo, perché qui c’è la culla del movimento zapatista”, ha affermato la ricercatrice Magdalena Gómez.

Se non fosse per “gli attacchi dello Stato con l’inadempimento degli accordi di San Andrés – firmati il 16 febbraio 1996 -, lo zapatismo avrebbe una struttura sociale così indipendente che non possiamo nemmeno immaginare”, ha dichiarato in un’intervista la studiosa del tema.

Ritiene che questa autonomia “non ha ritorno, benché presenti contraddizioni, problemi e conflitti, molti di questi causati dalla stessa politica dello Stato di voler utilizzare gli aiuti ufficiali come via per cooptare e indebolire.

“Credo che nell’ipotesi, nell’illusione e nella speranza che nel paese le cose cambino, non significa certo che si cancelleranno le autonomie costruite in maniera integrale”.

Sostiene che l’indipendenza nelle comunità ribelli “va consolidandosi nella misura in cui resiste in mezzo alle tensioni ed aggressioni, soprattutto della politica dell’attuale governo che apparentemente presenta un progetto basato sui diritti umani e conta su un’ampia copertura delle agenzie dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU)”.

Gómez che è stata intervistata nei giorni scorsi in occasione della presentazione del Rapporto Annuale del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas, intitolato Late la tierra en las veredas de la resistencia [La terra pulsa sui sentieri della resistenza – n.d.t.], ha dichiarato che “tra le esperienze presenti nel paese, l’autonomia zapatista continua ad essere la più completa, quella che ha giunte di buon governo, perché abbiamo quella di Guerrero che è molto importante, e benché abbia ampliato la sua azione, continua ad essere molto incentrata sulla polizia comunitaria, sull’applicazione della giustizia, ma non sulla completezza che si ha con le giunte in Chiapas”.

Segnala che l’autonomia ribelle “si è mantenuta come risposta al governo, con un costo molto alto. Insisto, gli zapatisti mantengono l’autonomia rispetto allo Stato quando questo avrebbe l’obbligo di appoggiarla e sostenerla se le cose avvenissero in termini di esercizio del diritto”.

La docente universitaria ed anche collaboratrice di La Jornada, ha sottolineato che è alto “il costo che pagano le comunità zapatiste per non accettare gli aiuti del governo ai quali hanno diritto, perché lo Stato ha l’obbligo di appoggiare e finanziare le autonomie che ha riconosciuto”.

– Questa autonomia può essere una via d’uscita alla violenza che imperversa nel paese?

– In alcune comunità la stanno utilizzando come alternativa di fronte al fallimento dello Stato. Dicono: ‘ora ci autodifendiamo, auto-organizziamo’, ma io dico: se lo Stato non serve a questo, a che cosa serve? Se non è in grado di garantire la sicurezza ed i diritti del popolo che si suppone abbia creato, a che cosa serve? Oggi abbiamo uno Stato assolutamente deviato”. http://www.jornada.unam.mx/2011/09/18/politica/017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 15 settembre 2011

Parte la campagna contro l’assedio ai difensori dei diritti umani

Hermann Bellinghausen. Inviato. Tonalá, Chis., 14 settembre. Pronte per ricevere questo giovedì la carovana del Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità, le comunità riunite nel Consiglio Autonomo Regionale della Zona Costa, aderenti all’Altra Campagna, hanno comunicato di aver avviato una “campagna nazionale ed internazionale contro la persecuzione giudiziaria e la criminalizzazione dei difensori dei diritti umani”.

In Messico, segnala il consiglio, “non solo è in atto la disastrosa guerra contro il ‘crimine organizzato’, ma anche contro la gente e le sue lotte per una vita degna, gente che non vuole essere calpestata e trattata come merce o come criminali”. Con la persecuzione e la repressione “il governo, ad ogni livello, affronta i popoli che si organizzano per difendere la propria terra e le proprie risorse”.

Il consiglio sostiene che nel nostro paese essere difensore dei diritti umani “è diventato pericoloso”. È così per chi si dedica a questioni legate all’ambiente o ai diritti di donne, contadini, giornalisti, migranti e indigeni.

“Esistono molti interessa economici e la lotta per vendere e possedere le risorse. Quello che disturba questi piani sono i popoli che difendono il loro stile di vita ed il loro lavoro, che vivono e preservano le loro risorse, le loro terre, la loro acqua”.

In Chiapas è il caso, “tra molti altri”, sottolinea il consiglio, di Nataniel Hernández, direttore del Centro dei Diritti Umani Digna Ochoa, con sede a Tonalá, il quale “ha accompagnato i lavori e la lotta del Consiglio Autonomo Regionale, ed è stato fermato in due occasioni per presunti reati statali e federali”.

Attualmente deve affrontare cinque processi penali “completamente preordinati e fasulli che sono un’ulteriore dimostrazione che in Messico la giustizia non esiste e che è l’impunità a prevalere”.

Il consiglio racconta che negli ultimi cinque anni è nato un movimento di comunità e quartieri che si oppongono alle elevate tariffe dell’energia elettrica imposte dalla Commissione Federale dell’Elettricità

Questo movimento è presente in almeno i1 stati della Repubblica ed uno dei suoi principali bastioni è nella costa del Chiapas. A poche ore dall’arrivo della cosiddetta “carovana del sud”, le comunità sottolineano la persecuzione poliziesca e giudiziaria contro almeno otto dei suoi membri.

“Il movimento di resistenza civile ha promosso molte istanze riguardo l’energia elettrica nel paese, come l’opposizione al modello energetico neoliberista che favorisce la privatizzazione dell’energia”

La Rete Nazionale di Resistenza Civile contro le Alte Tariffe ha denunciato la repressione e criminalizzazione dei suoi membri come una strategia orchestrata da una coalizione di funzionari della CFE, della Procura Generale della Repubblica e dai governi statali, principalmente di Chiapas, Campeche e Veracruz.

 

In altro ordine, il Cntro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba), ha inviato comunicazioni al governatore dello stato, Juan Sabines Guerrero; al segretario di Governo, Noé Castañón León, ed al procuratore statale, Raciel López Salazar, così come alle autorità federali, chiedendo di assumersi la propria responsabilità per evitare che la comunità zapatista di San Patricio, nel municipio autonomo La Dignidad (municipio ufficiale di Sabanilla), subisca aggressioni ancor più gravi di quelle che stanno subendo dallo scorso 11 di settembre.

Il Frayba ha emesso un’Azione Urgente un’azione urgente per richiamare l’attenzione della società civile e delle autorità governative su questa situazione che la JBG della zona nord definisce  “molto critica ed insopportabile”.

Chiede che si garantisca “immediatamente” la vita e l’integrità della comunità ed il rispetto del processo di resistenza e autonomia che le basi dell’EZLN esercitano “in conformità ai trattati internazionali sui diritti dei popoli indigeni, la Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani e gli Accordi di San Andrés”.http://www.jornada.unam.mx/2011/09/15/politica/014n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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APPELLO FRAYBA.

Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas, AC

http://www.frayba.org.mx/index.php

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico

14 settembre 2011

Azione Urgente No. 05

Persecuzione e rischio di sfollamento forzato della comunità autonoma

Secondo informazioni pervenute a questo Centro dei Diritti Umani, attraverso la Giunta di Buon Governo (JBG) “Nueva semilla que va a producir” con sede nella comunità di Roberto Barrios, municipio ufficiale di Palenque, esiste il rischio imminenti che diversi atti di minaccia e vessazione sfocino in un possibile sfollamento forzato degli abitanti della comunità autonoma di San Patricio, municipio autonomo La Dignidad, municipio ufficiale di Sabanilla, nella Zona Nord del Chiapas.

Secondo le informazioni raccolte, lo scorso 7 settembre 2011, i signori Ambrocio Díaz Gómez, Santiago Díaz Cruz, Miguel Díaz Díaz si sono presentati a casa di una delle autorità autonome zapatiste di San Patricio minacciando di invadere e cacciare la comunità col pretesto del mancato pagamento dell’imposta prediale, aggiungendo che se non avessero consegnano le terre recuperate, dove attualmente abitano, sarebbero venuti a “massacrare tutti“.

Il 10 settembre, un gruppo di persone ha sparato più volte nei pressi della comunità di San Patricio. Quella stessa notte, un gruppo di circa100 persone ha installato un accampamento permanente a soli 200 metri dalla comunità. L’11 settembre, a diverse ore del giorno, si sono uditi molti spari provenire dall’accampamento installato il giorno precedente. Inoltre, gli aggressori hanno abbattuto alberi, distrutto le coltivazioni di mais e bruciato 18 ettari del terreno di proprietà degli abitanti di San Patricio che appartengono alle Basi di Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN). Il 12 settembre, sono continuati gli spari con armi di grosso calibro.

Secondo le informazioni fornite a questo Centro dei Diritti Umani, tra gli aggressori riconosciuti dalle BAEZLN, ci sono:

Del Municipio di Tila:

Mario Vázquez Cruz, della Comunitò di Ostelukum. Rogelio Ramírez Vázquez, della Comunità El Porvenir.

Del Municipio di Sabanilla:

Samuel Díaz Díaz, Marcelino Díaz Díaz, Alfredo Cruz Martinez, Abraham Díaz Díaz, Alfredo Díaz Cruz, Esteban Díaz Díaz, Arturo Cruz Martinez ed altre persone appartenenti all’ejido Los Naranjos, comunità Velasco Suárez ed ejido Unión Hidalgo.

Le minacce di sgombero forzato contro la comunità continuano anche con l’uso delle armi. Di fronte a questa situazione i coloni Basi di Appoggio dell’EZLN di San Patricio si trovano nell’impossibilità di raggiungere i propri appezzamenti per lavorare e mietere, cosa che sta provocando condizioni di emergenza alimentare.

Per quanto sopra e con riferimento agli articoli 2, 3 e 9 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto e dovere degli individui, i gruppi e le istituzioni di promuovere e proteggere universalmente i diritti umani e le libertà fondamentali riconosciute in relazione al contenuto dell’articolo 133 della Costituzion e della giurisprudenza della Corte Suprema di Giustizia della Nazione; così come nell’articolo 8 di quest’ultimo ordinamento, questo Centro dei Diritti Umani sollecita in maniera urgente che:

  • · Si garantisca immediatamente la vita e l’integrità personale di tutti i membri delle BAEZLN della comunità autonoma di San Patricio, municipio autonomo La Dignidad, del municipio ufficiale di Sabanilla, che secondo le informazioni fornite dalla JBG di Roberto Barrios sono minacciati di sgombero con la forza da un gruppo di persone armate provenienti da diverse comunità confinanti dei municipi di Sabanilla e Tila.
  • · Si garantisca il rispetto delle terre, proprietà della comunità autonoma di San Patricio, che sono state recuperate dalle Basi di Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Nello stesso tempo, chiediamo il rispetto del processo di resistenza e autonomia che esercitano le BAEZLN in conformità con i trattati internazionali sui diritti dei popoli indigeni, con la Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani e gli Accordi di San Andrés.

Rivolgiamo un appello alla Società Civile nazionale ed internazionale affinché si pronuncino inviando appelli alle seguenti autorità del governo del Chiapas e del Messico.

Inviare l’appello a:

Lic. Felipe de Jesús Calderón Hinojosa

Presidente de la República

Residencia Oficial de los Pinos, Casa Miguel Alemán

Col. San Miguel Chapultepec, C.P. 11850, México DF

Tel: (52.55) 2789.1100 Fax: (52.55) 5277.2376

Correo: felipe.calderon@presidencia.gob.mx

 

Lic. José Francisco Blake Mora

Secretario de Gobernación

Bucareli 99, 1er. Piso, Col. Juárez, Del. Cuauhtémoc,

C.P. 06600 México D.F. Fax: (52.55) 50933414;

Correo: secretario@segob.gob.mx, contacto@segob.gob.mx

 

Lic. Juan José Sabines Guerrero

Gobernador Constitucional del Estado de Chiapas

Palacio de Gobierno del Estado de Chiapas, 1er Piso

Av. Central y Primera Oriente, Colonia Centro, C.P. 29009

Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, México

Fax: +52 961 61 88088 – + 52 961 6188056; Extensión 21120. 21122;

Correo: secparticular@chiapas.gob.mx

 

Dr. Noé Castañón León

Secretario General de Gobierno del Estado de Chiapas

Palacio de Gobierno del Estado de Chiapas, 2do Piso

Av. Central y Primera Oriente, Colonia Centro, C.P. 29009

Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, México

Conmutador: + 52 (961) 61 2-90-47, 61 8-74-60. Extensión: 20003;

Correo: secretario@secgobierno.chiapas.gob.mx

 

Lic. Raciel López Salazar

Procuraduría General de Justicia de Chiapas

Libramiento Norte Y Rosa Del Oriente, No. 2010, Col. El Bosque

C.P. 29049 Tuxtla Gutiérrez, Chiapas

Conmutador: 01 (961) 6-17-23-00.

Teléfono: + 52 (961) 61 6-53-74, 61 6-53-76, 61 6-57-24, 61 6-34-50.

Correo: raciel.lopez@pgje.chiapas.gob.mx

 

Inviare copia a:

Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, A.C.

Calle Brasil 14, Barrio Méxicanos,

29240 San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México

Tel: 967 6787395, 967 6787396, Fax: 967 6783548

Correo: accionurgente@frayba.org.mx

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La Jornada – Mercoledì 14 settembre 2011

Paramilitari prendono d’assedio un villaggio zapatista e minacciano di uccidere tutti, denuncia la JBG

HERMANN BELLINGHAUSEN

San Cristóbal de las Casas, Chis., 13 settembre. La giunta di buon governo (JBG) Nueva semilla que va a producir, del caracol zapatista di Roberto Barrios, nella zona nord dello stato, ha denunciato che la comunità di San Patricio, nel municipio autonomo La Dignidad (municipio ufficiale di Sabanilla), è assediata da oltre un centinaio di paramilitari di diverse comunità di Tila e Sabanilla che nelle ultime ore hanno sparato, bloccato tutte le strade, bruciato 18 ettari di terra, saccheggiato le milpas e minacciano di uccidere gli zapatisti che si rifiutino di abbandonare le terre.

Gli aggressori – di gruppi filogovernativi – si rifanno al tristemente famoso gruppo paramilitare Paz y Justicia che è imperversato nella zona per un decennio dopo la sollevazione zapatista del 1994. Provengono dalle comunità Ostelukum, El Porvenir, Los Naranjos, Velasco Suárez e Unión Hidalgo e sono guidati da Rogelio Ramírez Vázquez, il poliziotto municipale di Tila, Mario Vázquez Cruz, e Samuel Díaz Díaz, di Sabanilla.

La JBG descrive le minacce e le aggressioni come “molto dure e insopportabili” e le collega ad un fatto recente: lo scorso 7 settembre tre presunti paramilitari, (Ambrocio Díaz Gómez, Santiago Díaz Cruz e Miguel Díaz Díaz) si erano presentati a casa di un’autorità autonoma di San Patricio minacciando di “venire ad invadere e cacciare la comunità perché non pagavamo l’imposta prediale, ma era un pretesto per venire a provocare e se non avremmo consegnato le terre avrebbero massacrato tutti (…)”.

Il giorno 10, “questi paramilitari hanno sparato ai confini della comunità”. Quella notte, circa 100 aggressori hanno preso posizione a 200 metri dalla comunità accampandosi nella “casa grande che era del fattore”. Si tratta di terre recuperate dagli zapatisti tre lustri fa. All’alba del giorno 11 “si sono sentiti molti spari provenire dalla loro posizione; alle 10 hanno iniziato ad abbattere gli alberi da legname per il lavoro comunitario”; poi hanno tagliato tutte le milpas intorno a dove si sono posizionati gli aggressori “e se le sono portate a casa”.

Hanno ucciso due maiali sottratti ad uno zapatista alla periferia di San Patricio mentre un altro è “rimasto ferito da un colpo di machete”. Alle 15 ci sono stati nuovi spari, “hanno distrutto le recinzioni del campo collettivo e bruciato 18 ettari”. All’alba del giorno 12 “i paramilitari hanno di nuovo sparato con armi di grosso calibro”.

Il dirigente paramilitare Samuel Díaz Díaz aveva intimato a Manuel Cruz Guzmán, autorità ufficiale del commissariato di San Patricio, che gli zapatisti “devono essere cacciati e le armi sono pronte”.

Questi “delinquenti paramilitari – dice la JBG – rubano nelle comunità ed ora agiscono contro i nostri compagni, li controllano giorno e notte e le basi di appoggio dell’EZLN non possono uscire dalla comunità per andare a lavorare”.

Attualmente, “gli invasori paramilitari sono distribuiti in montagna e nelle strade per bloccare, interrogare ed uccidere i nostri compagni e compagne che eventualmente intendano uscire dalla comunità per qualsiasi necessità”.

La JBG sostiene: “I nostri compagni e compagne sono in grave pericolo”, e nello stesso tempo avvertono che difenderanno la terra recuperata. Ritengono responsabili della situazione e di quello che potrà accadere, il governo de Juan Sabines Guerrero ed i sindaci di Sabanilla, Jenaro Vázquez López, e di Tila, Sandra Luz Cruz Espinoza.

Comunicato della JBG

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Martedì 13 settembre 2011

Più di 20 ONG si uniscono alla Carovana per la Pace e chiedono più attenzione per la frontiera sud

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las casas, Chis. 12 settembre. Annunciando la loro partecipazione alla carovana del Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità che arriverà in Chiapas questo mercoledì, attivisti, studiosi, cittadini e più di 20 organizzazioni civili hanno ammesso che, “comprensibilmente”, nel paese l’attenzione è rivolta “alla guerra contro il crimine organizzato, in particolare, ma non esclusivamente, nel nord”. Ciò nonostante, hanno ricordato che, “qui viviamo una guerra con gravi e profonde conseguenze da almeno 18 anni, una strategia di contrainsurgencia con una forte occupazione militare del territorio, la formazione di gruppi paramilitari, la repressione e la criminalizzazione della protesta sociale e dei difensori dei diritti umani”.

A partire dalla sollevazione zapatista del 1994, segnalano in un documento, “decine di migliaia di soldati si sono stabiliti in territorio chiapaneco, ai quali bisogna aggiungere quelli che sono recentemente arrivati per rinforzare la frontiera sud”.

Questa “guerra di contrainsurgencia” vuole “sottrarre il territorio dei popoli indigeni per il suo sfruttamento a beneficio di interessi transnazionali”. Ciò porta “predazione e distruzione dei beni naturali, della ricchezza culturale e del tessuto sociale dei popoli originari”. Il documento, presentato oggi in conferenza stampa, elenca i progetti “definiti impropriamente eco turistici”, le concessioni minerarie, la costruzione di dighe, il saccheggio della biodiversità, i progetti di riconversione produttiva.

Inoltre, aggiunge, “in Chiapas cominciamo a vivere le prime fasi della guerra contro il crimine organizzato come conseguenza della sottomissione del governo messicano al desiderio degli Stati Uniti” di aprire alla frontiera sud “un altro fronte” contro il crimine organizzato. “Le condizioni di violenza che si vivono in Messico hanno raggiunto il Guatemala ed altri paesi centroamericani, in larga misura perché in Chiapas, principalmente nella regione di confine, esistono condizioni di grande violenza che sono state ripetutamente nascoste.

Non bisogna dimenticare che dalla frontiera del Chiapas passa tutto: migranti, droga, armi ed ogni tipo di traffico illegale. A sud condividiamo con la frontiera nord i sequestri, la sparizione di migranti, le esecuzioni e l’assassinio di donne”.

Le organizzazioni civili hanno dichiarato che l’arrivo nello stato della carovana guidata da Javier Sicilia “è un’opportunità per incontrarci come popoli, comunità e persone, per condividere le nostre esperienze in relazione alla situazione di violenza e morte” provocata dal governo di Felipe Calderón “col pretesto della lotta al crimine organizzato”.

Segnalano che “l’obiettivo della carovana è l’incontro della società civile e tra chi è stato colpito dalla guerra, e pertanto condanniamo qualunque tentativo delle autorità e dei partiti politici di capitalizzare la mobilitazione a fini politico-elettorali”.

Le organizzazioni hanno espresso solidarietà e simpatia verso le cause del Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità ed il loro rifiuto della prevista legge di sicurezza nazionale e “l’impronta militarista”.

Per il Chiapas in particolare hanno chiesto la fine della guerra di contrainsurgencia e della persecuzione contro le comunità zapatiste o aderenti all’Altra Campagna, “e tutti i popoli che difendono il proprio territorio e autonomia”, così come “la liberazione dei prigionieri politici, il libero e sicuro transito dei nostri fratelli migranti e che si realizzino gli accordi di San Andrés”. http://www.jornada.unam.mx/2011/09/13/politica/012n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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