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Archive for luglio 2011

La Jornada – Martedì 19 luglio 2011

I Consigli Autonomi Zapatisti ripristinano i cartelloni che segnalano Toniná come zona ribelle

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 18 luglio. I consigli municipali autonomi zapatisti di Francisco Gómez e San Manuel hanno ripristinato le insegne che identificano Toniná come territorio ribelle e terre recuperate dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Queste segnaletiche erano state rimosse da funzionari statali e dal presidente municipale di Ocosingo, Arturo Zúñiga Urbina, il 20 giugno scorso, alla vigilia di una visita del governatore dello stato al sito archeologico.

Con una semplice cerimonia alla quale hanno partecipato decine di basi di appoggio dell’EZLN delle comunità autonome circostanti: Javier López, San Juan la Palma, Maya Tzeltal e La Libertad, i rappresentanti autonomi questa domenica hanno ribadito che i proprietari dei poderi attigui alla piramide di Toniná sono le basi di appoggio ribelli e che i loro territori sono organizzati con la giunta di buon governo (JBG) di La Garrucha.

Prima dell’evento ufficiale che si sarebbe svolto il 21 giugno, a Toniná era arrivato Horacio Schroeder Bejarano quale inviato del governatore Juan Sabines Guerrero, insieme al sopracitato presidente municipale di Ocosingo. Volevano convincere Alfonso Cruz Espinosa e Benjamín Martínez Ruiz, basi zapatiste, a rimuovere le insegne che indicavano che si tratta di terreni autonomi. “Non le abbiamo messe noi, è stata la JBG, parlate con loro”, risposero.

Inoltre, gli zapatisti insistettero per il rispetto di un verbale di accordo firmato dallo stesso Schroeder e da altri funzionari tempo addietro, e di altri impegni presi dal governo.

Gli impegni, per il resto, riguardano solo il rispetto verso gli zapatisti, la loro legittimità ed i loro diritti (e non, come d’abitudine, promesse economiche, “aiuti” o regalie). Il sindaco Zúñiga si era impegnato a restituire una delle insegne del municipio autonomo Francisco Gómez, che si erano portati via gli impiegati municipali. Ma questo non è avvenuto.

L’azione dei consigli autonomi zapatisti avviene inoltre nel contesto di un presunto conflitto familiare, indotto dallo stesso governo statale, che ha messo Cruz Espinosa contro due sue sorelle che non risiedono nella proprietà ma se ne vogliono appropriare per consegnarlo al governo, il quale, per il resto, ha già cercato di appropriarsi di queste terre con diversi pretesti. Sono interessati a queste terre l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH), la Segreteria del Turismo e lo stesso presidente municipale di Ocosingo.

Ciò nonostante, nel 2009 le autorità governative finirono per riconoscere Cruz Espinosa proprietario legittimo.

La contabile Julissa Camacho Ramírez, direttrice del museo del sito, è stata molto attiva nell’alimentare il conflitto familiare, secondo gli zapatisti. “Ci ha sempre mancato di rispetto”, sottolineavano alcuni giorni fa.

Con questo argomento continuano a chiedere la destituzione di Camacho Ramírez, uno dei punti nell’incompiuto verbale di accordo firmato dai funzionari mesi fa.

Il sito di Toniná recentemente è balzato agli onori della cronaca quando lo scorso 6 luglio c’è stato il ritrovamento di due pezzi maya molto importanti del periodo Classico da parte dell’archeologo Juan Yadeum Ángulo e del sindaco di Ocosingo. http://www.jornada.unam.mx/2011/07/19/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La PIRATA segnala la pubblicazione del nuovo opuscolo, in italiano:

“La Sesta Dichiarazione e nascita dell’Altra Campagna”

Una selezione delle parti dalla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’EZLN commentata da compagne e compagni aderenti all’Altra Campagna, in un’intervista realizzata in Chiapas. L’opuscolo ripercorre con parole semplici e colloquiali l’effetto della Sesta Dichiarazione sul movimento sociale in Messico e invita nuovamente a riflettere, in ogni latitudine, sulla costruzione di un movimento anticapitalista, dal basso e non elettorale.

I testi proposti sono una trascrizione e riedizione di questa intervista radio:
http://www.archive.org/details/StorieDistraordinarioMexico-terzaTappaLaOtraCampaa&reCache=1

LEGGI E SCARICA L’OPUSCOLO QUI:
http://www.archive.org/details/OpuscoloSestaDichiarazioneENascitaDellaltraCampagna

Questo libretto è prodotto da:
P.I.R.A.T.A. –
Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e l’Autogestione Tessendo Autonomia

formata dai collettivi:

NOMADS (spazio pubblico autogestito XM24, Bologna),
NODO SOLIDALE (Roma e Messico),
COLLETTIVO ZAPATISTA MARISOL (Lugano).

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La Jornada – Mercoledì 13 luglio 2011

Denunciato il piano di costruire 74 multiproprietà in mezzo ai boschi

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 12 luglio. Gli abitanti della ranchería Huitepec Alcanfores, alle falde del monte Huitepec, vicino a questa città, denunciano la distruzione di un bosco e le pretese di trasformare la comunità in colonia urbana e costruire “74 multiproprietà” con il supporto dei governi municipale e statale. Di fronte al dissenso della popolazione, veicoli dell’Esercito federale e dei poliziotti statali e municipali, dal 3 luglio scorso, realizzano pattugliamenti

José Gómez Vázquez, agente ausiliare, a nome dell’assemblea comunitaria, ha dichiarato che non è stata mai chiesta agli abitanti l’autorizzazione al cambiamento d’uso del suolo. Indica come promotore del progetto Juan Manuel García Letona, nipote dell’ex governatore Manuel Velasco Suárez e cugino del senatore del PVEM Manuel Velasco Coello, aspirante alla governatura del Chiapas. Questa famiglia sancristobalense è già stata coinvolta in altri progetti che minacciano l’ambiente ormai molto deteriorato della valle di Jovel.

I contestatori di Huitepec Alcanfores denunciano l’ex agente municipale Alejandro Cabrera Cano, segretario tecnico nella presidenza municipale della perredista Cecilia Flores, come responsabile di queste azioni: “È una persona che si oppone sempre all’assemblea e si rifiuta di partecipare ai lavori della comunità”.

Cabrera Cano ostenta che “il governatore stesso gli ha consegnato la mappa urbana”, mentre l’impresario García Letona “è il diretto responsabile del disboscamento”. Gli abitanti il giorno 5 sono andati alla Procura Federale per la Protezione dell’Ambiente alla quale avevano già presentato una denuncia nel gennaio scorso, e la procura ha notificato loro che il caso “ormai era chiuso”. “Stanno proteggendo il cugino dal senatore Velasco Coello”, hanno dichiarato.

Gli abitanti sostengono che si tratta di ecocidio, perché si vuole distruggere una riserva. Nello stesso Huitepec, straordinario “monte di acqua” condiviso dai municipi di San Cristóbal de la Casas, Zinacantán e Chamula, ci sono due riserve naturali; una privata di competenza di Pronatura, ed un’altra autonoma a Huitepec Ocotal Segunda Sección, di competenza della giunta di buon governo di Oventic e gestita dale basi zapatiste dal 2007.

Huitepec è uno più dei luoghi più feriti della natura chiapaneca. E per qualcosa di peggio dello sviluppo turistico, della voracità immobiliare e dello sfruttamento delle sue risorse idriche. Esistono ormai centri abitanti ai suoi pendii, comprese alcune delle residenze più grandi e fastose di San Cristobal, ma continua ad essere un ricco insieme di boschi umidi e dimora di sette comunità tzotziles dedite all’agricoltura, sulle quali la pressione è continua affinché cedano le loro risorse.

Oltre alla crescita immobiliare, il Huitepec è minacciato dall’industria della sete. La Coca Cola ha un impianto alle sue falde, e così un’industria di imbottigliamento di acqua, ed in maniera alquanto simbolica la Pepsi Cola ha installato un grande deposito esattamente a Huitepec Alcanfores.

I pattugliamenti federali sono proseguiti. “Salgono alla ranchería senza avvisare l’agenzia municipale”, dice l’agente ausiliare: “L’Esercito deve avvisarci. Qui non ci sono armi, droga, né delinquenti. È una comunità pacifica che conserva usi e costumi e merita rispetto. Qui ci occupiamo gli uni degoli altri”. Deplora che i soldati e la polizia accorrano subito alle chiamate di Cabrera Cano, mentre alla comunità non soddisfino le loro richieste. Il funzionario Cabrera Cano sostiene che la sua famiglia “è in pericolo”, ma “noi non gli abbiamo mai mancato di rispetto; è lui ad essere in torto con la comunità”. http://www.jornada.unam.mx/2011/07/13/politica/021n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

 

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La Jornada – Martedì 12 luglio 2011

A causa delle insegne zapatiste è stata cancellata la visita del presidente a Toniná

Herman Bellinghausen. Inviato.Toniná, Chis., 11 luglio. Le rinnovate pressioni sulle basi di appoggio dell’EZLN nell’area di Toniná, iniziate nel febbraio scorso e denunciate in due occasioni dalla giunta di buon governo del caracol di La Garrucha (La Jornada, 26 maggio e 11 luglio) coincidono puntualmente col lancio del nuovo grande progetto turistico del governo federale: Mundo Maya 2012, annunciato dal presidente Felipe Calderón nel Museo di Antropologia il 21 giugno.

L’intenzione iniziale del governo federale era annunciare l’avvio del programma turistico nella spianata di Toniná, ma quando la squadra logistica di Los Pinos è venuta sul posto alla vigilia dell’evento ed ha visto le bandiere rosso-nere che segnalavano che questo è territorio autonomo zapatista (insegne per il resto abituali in tutte le regioni indigene, in particolare nella Selva Lacandona) ha deciso di cambiare la sede della cerimonia ed evitare che il presidente scendesse dal suo elicottero in territorio zapatista.

Domenica 20 giugno emissari del governo statale avevano rimosso le insegne, se ne sono portate via una ed hanno coperto con un “telo” un grande striscione con i volti di Emiliano Zapata, Che Guevara ed il subcomandante Marcos, che segnala che queste sono terre recuperate dall’EZLN, organizzate nel caracol de La Garrucha.

La mattina del giorno 21 è arrivato il governatore Juan Sabines Guerrero, accompagnato da un vistoso gruppo di lacandoni, e come i mandatari degli altri stati coinvolti, si è collegato via satellite con la cerimonia presidenziale a Città del Messico. Senza insegne.

L’ambizioso programma turistico ideato dalle autorità approfittando della moda mondiale della fine del mondo, secondo presunte “profezie maya”, datata per il 21 dicembre 2012, vuole attirare per i prossimi 18 mesi carrettate di turisti nazionali ed internazionali. Oltre alle infrastrutture, sono annunciati 500 eventi culturali in Campeche, Chiapas, Yucatán, Quintana Roo e Tabasco. L’allora delegato di Governo ed oggi segretario dei Trasporto, Horacio Schroeder Bejarano, ed il presidente municipale di Ocosingo, Arturo Zúñiga, si erano presentati a Toniná un giorno prima dell’annuncio presidenziale per fare pressioni su Alfonso Cruz Espinosa e Benjamín Martínez Ruiz, entrambi basi zapatiste, affinché togliessero le insegne menzionate. “Non le abbiamo messe noi, è stata la JBG, parlate con loro” aveva risposto Cruz Espinosa, citando il verbale di accordo firmato tempo addietri dallo stesso Schroeder e da altri funzionari.

Tra le richieste contenute in questo verbale che i funzionari dissero non poter rispettare in quel momento, ci sono il ritiro delle denunce formulate con prove false contro Cruz Espinosa, per le quali è aperto un procedimento giudiziario (che le autorità stesse hanno riconosciuto non avere alcun fondamento, ma senza ritirare le accuse), così come la destituzione della direttrice del museo del sito, Julieta Camacho Ramírez, “che da sempre fomenta la divisione” ed è stata molto attiva nei tentativi di strappare le terre al proprietario.

Zúñiga, di estrazione panista, e industriale “molto interessato all’affare turistico”, ha minacciato Cruz Espinosa di gravi ritorsioni se “non cambia atteggiamento”.

L’area di Toniná è sempre stata un’enclave “calda”. Qui si trova una grande base dell’Esercito, proprio di fronte alla comunità zapatista Nuevo Jerusalén. Ora, il governo sta completando la costruzione di una scuola primaria adiacente al complesso militare. Benché casi simili siano stati segnalati come inappropriati, mettere insieme scuole e quartieri militari è un basso stratagemma contrainsurgente nelle comunità indigene. http://www.jornada.unam.mx/2011/07/12/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 11 luglio 2011

La JBG di La Garrucha annuncia che difenderà la zona archeologica di Toniná. Sostiene che queste terre appartengono alle basi di appoggio zapatiste

 

Hermann Bellinghausen. Toniná, Chis. 10 luglio. La giunta di buon governo (JBG) di La Garrucha ha dichiarato che difenderà le terre recuperate dall’EZLN dopo l’insurrezione del 1994, in riferimento specifico alla zona archeologica di Toniná che, per una considerevole porzione, appartiene legittimamente alle basi di appoggio zapatiste, come hanno riconosciuto nel 2009 le autorità dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) ed il governo statale, dopo averlo negato per anni.

Così, quando i visitatori arrivano a Toniná, alla periferia della città di Ocosingo, sono accolti da un grande striscione impermeabile che dichiara il “villaggio di Toniná” territorio zapatista del municipio autonomo Francisco Gómez. Benché la gestione del sito ed il suo museo siano a carico dell’INAH, il terreno circostante fino alla base della famosa piramide, è di proprietà legale di Alfonso Cruz Espinosa, ripetutamente riconosciuto dalla JBG di La Garrucha come base di appoggio zapatista da molti anni, mentre il governo ha tentato varie volte di imprigionarlo per togliergli il terreno.

Il 25 maggio scorso, la JBG denunciò una nuova persecuzione iniziata in febbraio dietro cui c’erano l’INAH ed il governo statale. Rilevava che dal 2009 il governo riconosceva che anche le terre attigue all’accampamento dell’INAH “sono di proprietà di Cruz Espinoza, il quale può disporre di esse senza contravvenire alle norme e regolamenti dell’istituto”, il quale a sua volta “dovrà rispettare i diritti del proprietario”.

In questo caso, il governo applica la stessa tattica contrainsurgente che sviluppa in altre comunità: mediante offerte e negoziazioni parallele con membri della famiglia Cruz Espinoza, torna a minacciare i diritti del legittimo proprietario che vive lì con la sua famiglia.

Ora, la JBG denuncia “energicamente” i governi federale, statale e municipale che “manipolano la signora María Socorro Espinoza Trujillo e le sue figlie Berenice e Dalia Maribel Cruz Espinoza; ‘convincendole’ a vendere la terra recuperata dalle basi dell’EZLN”.

Le autorità zapatiste della selva tzeltal avvertono: “Difenderemo la ricchezza naturale del nostro territorio, perché sappiamo che il governo vuole la terra per venderla ad un altro paese per fare grandi hotel. La JBG la difenderà perché è il patrimonio lasciato dai nostri antenati”. Il governo “offre terreni nei centri turistici ad altri paesi per fare grandi hotel, ristoranti e villaggi turistici a beneficio delle grandi multinazionali”.

Ciò nonostante, “questo patrimonio è del popolo del Messico, e non del governo che offre la terra ad altri paesi. Dunque, difenderemo la zona archeologica di Toninà e le altre ricchezze della madre natura”, sostiene la giunta zapatista.

In senso inverso, cresce la pressione governativa per lo sfruttamento turistico di siti archeologici, lagune, fiumi e tutto quello che ricade nell’ambizioso Programa Mundo Maya 2012. Con questo, l’alienazione e la privatizzazione di territori indigeni nella Selva Lacandona entrerebbe in una spirale incontenibile. Ecoturismo, geoturismo, turismo di avventura, sono il nuovo sogno milionario dei lacandoni di Nahá, Metzabok ed ovviamente Lacanjá. Sono anche un incubo per gli ejidos molto particolari come San Sebastián Bachajón (sul fiume Agua Azul) ed Emiliano Zapata (sulla Laguna di Miramar).

Non è un caso se presto la riserva dei Montes Azules sarà completamente circondata da una strada che aprirà “nuove frontiere” al saccheggio di territori indigeni a beneficio di investitori nazionali e stranieri. http://www.jornada.unam.mx/2011/07/11/politica/016n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 10 luglio 2011

Basi zapatiste denunciano saccheggi ed aggressioni compiuti dalla Orcao

Hermann Bellinghausen. Inviato San Cristóbal de las Casas, Chis., 9 luglio.  La giunta di buon governo (JBG) del caracol zapatista di La Garrucha ha denunciato il saccheggio di terre ed aggressioni da parte dell’Organizzazion Regionale dei Coltivatori di Caffé di Ocosingo (Orcao), contro le comunità Nuevo Paraíso e Nuevo Rosario, me municipi autonomi Francisco Villa e San Manuel, rispettivamente.

Secondo la JBG, “i malgoverni di Felipe Calderón, Juan Sabines Guerrero e del presidente municipale di Ocosingo, Arturo Zúñiga, hanno intensificato la campagna di contrainsurgencia manipolando i dirigenti della Orcao”, che a loro volta “manipolano le proprie basi per far scontrare tra loro i contadini, assegnando terre recuperate”.

Le denunce contro la Orcao quale strumento di contrainsurgencia, presentate dalla giunta zapatista El camino del futuro, nella selva tzeltal, si sommano alle denunce della JBG Arco iris de la esperanza, nel caracol di Morelia (22 e 24 giugno), che si riferiscono ad aggressioni e saccheggi nel municipio autonomo Lucio Cabañas.

A Nuevo Paraíso, un gruppo di persone dell’ejido Guadalupe Victoria, dal 3 marzo si è impossessato di terre recuperate dalle basi zapatiste, mentre un gruppo di Las Conchitas (Ocosingo) ed un altro dell’ejido Po’jcol (Chilón) “stanno seminando” nei poderi degli zapatisti. La JBG ha indagato sugli invasioni ed ha documentato che tutti sono membri della Orcao.

La JBG di La Garrucha “ha invitato i dirigenti di questa organizzazione a sgomberare pacificamente le terre recuperate”, ma si sono rifiutati di farlo. Così, per quattro mesi causarono “hanno provocato molti problemi” a Nuevo Paraíso.

Gli zapatisti elencano furti di piante di caffè, milpas, canne da zucchero, bestiame, filo di ferro ed alberi da parte di coloni di Guadalupe Victoria. Intanto, coloni di Po’jcol, “che sono sempre armati”, vendono ad un’impresa edile la ghiaia estratta illegalmente dalle terre recuperate. “Tutti questi fatti avvengono come se nulla fosse, ma la JBG aspetta una risposta da parte delle autorità della Orcao”.”

La giunta di La Garrucha accusa di queste azioni José Peñate Gómez, Osmar, Pedro López García, Marcos Hernández Morales, José Alfredo Peñate Gómez e Miguel Centeno Gutiérrez (Guadalupe Victoria), così come Adolfo Ruiz Gutiérrez, Domingo Gutiérrez Ruiz, Bersaín, Miguel e Baldemar Gutiérrez Gómez, Jerónimo, Andrés ed Eliseo Gutiérrez Pérez (Po’jcol), e Fidelino Gómez Morales, Carmelino Ruiz Guillén, Fidelino Gómez Lorenzo e Marcos Gómez Morales (Las Conchitas).

La JBG chiede che gli elementi della Orcao, “assistiti dai tre livelli di governo”, liberino le terre recuperate dopo il 1994. “Sono nostre e le difenderemo ad ogni costo”, sostiene. “Ne abbiamo abbastanza delle provocazioni”. La JGB chiede al presidente di Orcao, Antonio Juárez Cruz, “che la sua gente sgomberi la terra delle basi di appoggio di Nuevo Paraíso” e, agli invasori, che tolgano lamiere e legni “che hanno portato dalle loro terre”, e che restituiscano il legno rubato. “In caso contrario, se succederanno cose gravi, ne riterremo responsabili direttamente il governo e la dirigenza della Orcao”.

Un altro caso in cui i governi federale, statale e municipale “danno consulenza ai dirigenti di Orcao” per invadere le terre recuperate dall’EZLN, è il villaggio Nuevo Rosario, nel municipio autonomo San Manuel. Lì gli invasori “stanno abbattendo molti alberi per vendere legna ad Ocosingo”. La JBG accusa la dirigenza dei produttori di caffè filogovernativi di affittare indebitamente la terra recuperata all’allevatore Alejandro Alcázar, di San Cristóbal de las Casas.

Questo ha provocato danni alle milpe del municipio zapatista San Manuel, a causa della distruzione del recintato per fare entrare il bestiame. Sono state colpite anche otto famiglie che non appartengono a nessuna organizzazione, abitanti dello stesso Nuevo Rosario. http://www.jornada.unam.mx/2011/07/10/politica/019n1pol

Comunicato della JBG di La Garrucha

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Sabato 9 luglio 2011

Campesinos denunciano la persecuzione del governo del Chiapas per una presunta invasione di terre

Hermann Bellinghausen 

Rappresentanti delle comunità associate al Fronte Popolare Campesino Lucio Cabañas, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona ed all’Altra Campagna nella regione selva di confine, hanno denunciato a Las Margaritas, Chiapas, che secondo informazioni della stampa statale di giovedì, contro rappresentanti dell’organizzazione avrebbero spiccato, senza motivo, mandati di cattura. “Il malgoverno manda segnali intimidatori a coloro che si organizzano e lottano per difendere il diritto alla terra e al territorio come popoli indigeni. Respingiamo le accuse contro i rappresentanti del Fronte Lucio Cabañas”, accuse mosse per un’invasione di terre con cui non abbiamo niente a che vedere. Ricordano che il 30 maggio, Matilde Hernández Álvarez, Armando Luna Álvarez, Óscar ed Ernesto López García, quest’ultimo lavoratore del programma Chiapas Solidario, si sono impossessati di una fattoria privata sul tratto stradale Las Margaritas-Comitán, al lato della fattoria Nueva Aurora, ed hanno esposto uno striscione con scritto: “Podere recuperato dall’Organizzazione Campesina Lucio Cabañas”.  I rappresentanti del Fronte denunciano che queste persone non appartengono all’organizzazione. “Sono saccheggiatori che usano il nostro nome e si sono impossessati del terreno al fine di venderlo a lotti, ingannando la gente”.  Caralampio Pérez Aguilar, Eugenio Rodríguez Hernández e Marcelino Jiménez Sántiz, a nome del Fronte Lucio Cabañas, dichiarano: “Non vogliamo avere problemi, provocazioni né scontri tra fratelli indigeni, come abbiamo detto al malgoverno il 31 maggio con nostra denuncia protocollata il 2 giugno presso il sottosegretariato di Governo della regione Meseta comiteca-tojolabal”.  Non abbiamo invaso terreni e proseguiamo decisi la lotta. Sappiamo che è il malgoverno l’attore principale del problema, perché abbiamo fatto denunce pubbliche contro questi intrusi, tuttavia, continuano a dare adito a queste persone”.

In altro ordine, “ora i cinque di Bachajón sono quattro. Con la liberazione, giovedì, del giovane tzeltal Mariano Demeza Silvano, che era recluso nel Centro di Reinserimento Sociale Villa Crisol, municipio di Berriozábal, in prigione ora ci sono ancora Juan Aguilar Guzmán, Jerónimo Guzmán Méndez, Domingo García Gómez e Domingo Pérez Álvaro, che recentemente hanno denunciato maltrattamenti da parte delle autorità carcerarie di Playas de Catazajá. Gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón, comunità alla quale appartengono i detenuti, aderenti all’Altra Campagna, affermano che la liberazione di Demeza Silvano è “il primo frutto” delle mobilitazioni e manifestazioni a suo favore realizzate in diverse parti del mondo. “Benché non in totale libertà”, chiariscono, “il governo di Juan Sabines Guerrero lo ha scarcerato dopo cinque mesi di sequestro senza colpe”. Il giovane era “prigioniero politico, perché il suo unico reato è stato alzare la voce per difendere la sua terra e la sua autonomia”. Gli ejidatarios dell’Altra Campagna di San Sebastián ribadiscono “che ci sono ancora quattro compagni ingiustamente reclusi, che il malgoverno tiene in ostaggio per i suoi interessi neoliberali”. Chiedono alla società di continuare a chiedere la loro liberazione dal Centro di Reinserimento Sociale numero 17 di Playas de Catazajá. http://www.jornada.unam.mx/2011/07/09/politica/024n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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