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Archive for ottobre 2010

Grave situazione a Mitziton.

La Jornada – Martedì 19 Ottobre 2010

Si aggrava il conflitto nell’ejido chiapaneco di Mitzitón

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 18 ottobre. Lo scontro tra i gruppi di coloni indigeni nell’ejido di Mitzitón, nella regione rurale di San Cristóbal, è entrato in una nuova fase. Gli aderenti all’Altra Campagna chiedono il ricollocamento dei cosiddetti “non cooperanti” (molti dei quali sono membri dell’Ejército de Dios, della chiesa evangeliche Alas de Águila), accusandoli di aggressioni e di altri reati. Di fronte a questo, Esdras Alonso González, dirigente di detta chiesa, il mese scorso ha inviato una missiva al segretario di Governo, José Francisco Blake Mora.

In questa chiede al governo federale di intervenire contro gli ejidatarios dell’Altra Campagna e le organizzazioni “straniere” che li appoggiano, “in primo luogo” il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) che negli ultimi anni “si è costituito come portavoce instancabile del gruppo armato Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale”. Un settore di detto movimento, “mascherato” da Altra Campagna, non “cessa di provocare e creare destabilizzazione”.

Secondo Alonso González, il CDHFBC fomenta campagne di “discredito delle azioni” del governo per “combattere” la povertà. “È impegnato ad ostacolare l’avanzamento dei programmi di governo negli elido”. Inoltre, “costantemente manifesta che noi dell’Ejército de Dios siamo un gruppo religioso paramilitare e di scontro, che vessiamo la comunità pro-zapatista e ci siamo trasformati in un gruppo criminale”. Queste dichiarazioni “causano molta confusione nella comunità evangelica”.

Esprime “totale rispetto per le nostre autorità federali, statali, municipali e le loro istituzioni; siamo un’organizzazione civile che promuove lo sviluppo sociale; non abbiamo mai fatto ricorso a mezzi violenti”. Nega di essere un gruppo armato. Sostiene che i conflitti negli Altos “ubbidiscono alla presenza di attivisti ed organizzazioni nazionali, così come alla partecipazione di stranieri raggruppati nella rete sociale che coordina il CDHFBC”.

Cita una decina di organizzazioni solidali con le comunità, non solo zapatiste. Secondo l’ex pastore Alonso, queste “forniscono aiuti economici, consulenze, promuovono progetti nei gruppi infiltrati per portare avanti il loro progetto di autonomia, destabilizzano lo Stato messicano, dividono le comunità, non riconoscono le autorità costituite, vogliono prendere il controllo delle zone rurali e sfruttare irrazionalmente le risorse naturali”.

Un esempio, aggiunge, sono gli aderenti all’Altra Campagna che “avvalendosi del ricatto, la menzogna, l’incitamento alla violenza ed i blocchi stradali, condizionano le autorità per sfuggire all’ordine legale”. Ritiene “deplorevole che si oppongano allo sviluppo del Chiapas” rispetto “all’eccellente lavoro” del governatore Juan Sabines Guerrero, “senza distinzione di partito”.

Alonso Childe a Blake Mora di indagare sulla “la qualità migratoria degli attivisti e delle organizzazioni straniere” che stabiliscono “modelli separatisti nelle comunità indigene, come scuole e villaggi autonomi”. Anche che si “indaghi sull flusso di risorse economiche di provenienza straniera che alimenta il CDHFBC e le sue reti di organizzazioni sociali che hanno come obiettivo quello di screditare gli sforzi dell’attuale governo”.

Aggiunge che il CDHFBC “alimenta una campagna di odio” contro la chiesa Alas de Águila, “che definisce gruppo paramilitare, utilizzando la stessa strategia del caso Acteal nel 1995” (sic). Ritiene responsabile “di qualsiasi fatto violento” a Mitzitón i “suoi dirigenti, Diego Cadena ed il vescovo (di Saltillo, Coahuila) Raúl Vera López”, e chiede alla Procura Generale della Repubblica di agire penalmente “contro i destabilizzatori”. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/19/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Vecchio Antonio. Geografie.

Dove vivono i nostri morti

(La geografia secondo il Vecchio Antonio)

Settembre. Piove. Le strade principali ora sono improvvisati ruscelli. I rilievi una successione di pozzanghere precarie per milpe, girasoli ed alberi insolenti. Da lontano, si sente una voce:

Sono arrivato. Mi sistemo come posso accanto al fuoco. Anche se fradicio, sono riuscito a mettere in salvo il tabacco ed alcune foglie di mais. Sorseggio il caffè che mi passa Juanita con la sua mano piena di calendari passati e a venire. Con pazienza e impegno, come si deve, mi arrotolo una sigaretta e l’accendo con un tizzone.

Il mio nome è Antonio, ma credo che questo già lo sappiate. Il Sup mi chiama “il Vecchio Antonio”. Anche se sono ormai defunto, ogni tanto mi va di apparire per raccontare storie passate. Col Sup ci siamo conosciuti molte piogge fa e spesso viene a pormi domande alle quali rispondo con altre domande… o con delle storie.

Di solito, dopo essermi acceso la sigaretta, segue la parola. A volte il Sup tira fuori la sua pipa… ma non sempre… perché spesso il tabacco gli si bagna per il sudore… o per la pioggia… o per gli amori… o perché attraversando il guado del fiume la corrente lo travolge… e arriva alla capanna grondante d’acqua… e allora, come a me, la Juanita gli avvicina una panca vicino al fuoco e gli porge il caffè… Dunque, vi stavo dicendo che, dopo essermi acceso la sigaretta, dovrebbe seguire la parola. Non una parola dura come quelle che usate voi cittadini, ma semplice e umile… come siamo noi. Ma ora non segue la parola… sto solo a guardare come il serpente di fumo si attorciglia e si confonde col fumo del fuoco.

Così mi attardo, fumando e sorseggiando caffè. Ed è perché il fumo non porta una storia passata, ma una ancora da venire. E le storie a venire devono essere ben taciute prima di raccontarle. È così qua in basso. Invece lassù c’è molto chiasso… rumore… parole dure da capire… e vuoti.

Stavo dicendo che io sono morto. Sono morto nel ’94. Molti non si ricordano o fanno finta, ma quell’anno noi ci ribellammo contro i malgoverni. E continuo… continuiamo.

“Defunto” vuol dire morto. Benché qua i nostri morti vivano. Vivono, sì, ma non perché lo desideriamo, e lo desideriamo… non perché conserviamo la loro memoria, come sì facciamo. Vivono perché ci hanno lasciato un debito, una pendenza, un qualcosa che dobbiamo fare.

Per questo ogni tanto bisogna andare dove vivono i nostri morti per rispettare l’impegno di saldare quel debito. Ed è solo lì dove si conoscono il luogo e l’ora, il quando e il dove, o, come dite voi cittadini, il calendario e la geografia.

Non è nelle date né nei luoghi dell’alto.
È qui in basso che sta la nostra geografia.
È dove vivono i nostri morti.

Antonio, il Vecchio Antonio.
Settembre 2010
http://revistarebeldia.org/revistas/numero74/05nuestrosmuertos.pdf

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Don Durito. Calendari.

Di calendari e geografie  I

I calendari secondo Don Durito de La Lacandona

Per quell@ che stanno in alto, il calendario è fatto di passato. Per mantenerlo lì, il Potere lo riempie di statue, ricorrenze, musei, omaggi, sfilate. Tutto con l’obiettivo di esorcizzare quel passato, ovvero, di mantenerlo nello spazio di quello che fu e non sarà più.

Per quell@ che stanno in basso, il calendario è qualcosa a venire. Non è un mucchio di fogli sparsi dall’astio e la disperazione. È qualcosa per cui bisogna prepararsi.

Nel calendario dell’alto si celebra, in quello del basso si costruisce.

Nel calendario dell’alto si festeggia, in quello del basso si lotta.

Nel calendario dell’alto si manipola la storia, in quello del basso si fa.

Nel calendario dell’alto i premi comprano coscienze e parole, in quello del basso si tace.

Nel calendario dell’alto la grigia mediocrità è regina e signora, in quello del basso si dipingono tutti i colori.

Nel calendario dell’alto c’è solo disprezzo per quell@ in basso e credono di poterlo fare impunemente.

Nel calendario del basso c’è rabbia contro quell@ in alto.

Così sarà fino a che si scriverà un altro calendario come deve essere scritto, cioè, in basso.

Agosto 2010
Messico
http://revistarebeldia.org/revistas/numero73/05calendariosygeografiasI.pdf

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Aggressioni di paramilitari.

La Jornada – Lunedì 18 ottobre

Aderenti dell’Altra Campagna denunciano aggressioni da parte di paramilitari

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 17 ottobre. L’assemblea dell’ejido Mitzitón, aderente all’Altra Campagna, ha denunciato nuove aggressioni e “atti criminali e di provocazione” che attribuisce a seguaci dell’organizzazione evangelica Ejército de Dios. Denuncia che questo “è la prova delle menzogne di Esdras Alonso González, comandante paramilitare dell’Ejército de Dios che dice che siamo noi a destabilizzare ed aggredire, mentre sono loro che vogliono saccheggiare le risorse naturali, sono loro che commettono reati gravi e sono armati”.

Il gruppo evangelico, di filiazione priista, giorni fa ha proclamato di stare dalla parte del presidente Felipe Calderón e del governatore Juan Sabines. “Se questi malgoverni continuano a proteggerli e lasciarli impuniti, vuol dire che sono complici”, aggiunge il documento.

Elencando fatti recenti, il “popolo organizzato” dice che il 28 settembre Domingo Jiménez López ed altri quattro membri del gruppo “paramilitare” (come si insiste a chiamarli nella denuncia) sono stati sorpresi a tagliare alberi a El Chivero senza il permesso della comunità. Inoltre, hanno brandito asce e machete contro gli agenti di vigilanza.

Il giorno dopo, una commissione è tornata sul posto ed è stata ricevuta a colpi d’arma da fuoco da Jiménez López. “Sono arrivati quelli dalla Procura Generale di Giustizia Indigena con la polizia settoriale” ed hanno sequestrato una grande quantità di legname. Altri membri dell’Ejército de Dios sono stati sorpresi a tagliare alberi nella riserva della comunità. Anche la procura ha sequestrato del legname.

Il 7 ottobre la commissione di vigilanza ha scoperto 40 “paramilitari” mentre tagliavano alberi con le motoseghe; questi “con modi molto aggressivi hanno minacciato i compagni di tagliarli con la motosega e sparargli”. Il giorno 8 la comunità ha chiesto l’intervento dei “funzionari del malgoverno affinché vedessero cosa stava accadendo”, e la procura ha risposto. Quel giorno, “paramilitari”, riuniti nella casa di Gregorio Gómez Jiménez, spiavano il commissario di Mitzitón “per sequestrarlo”, armati di bastoni, pietre e fionde. Il commissari, accortosi di questo, “cambiò strada”. Quella notte, un membro del gruppo denunciato ha sparato “con un arma di grosso calibro”.

Il 9 ottobre Julio Gómez Hernández tagliava alberi col suo machete. La commissione di vigilanza l’ha raggiunto per dirgli di non farlo mai più, “ma non si è riusciti a parlare con lui perché ha scagliato il suo machete quasi raggiungendo uno dei nostri compagni”. Ed ha minacciato: “Un giorno mentre sarete soli vi ammazzeremo”. Nella notte, Diego Heredia Hernández, aderente all’Altra Campagna, è stato bloccato per strada da un’automobile Pointer senza targa con i vetri oscurati. Sono scesi in tre che l’hanno afferrato per sequestrarlo. Erano quasi riusciti a caricarlo in auto ma è riuscito a scappare”. Ha riconosciuto tra gli aggressori Agustín Pérez Díaz, Carmen Gómez Gómez ed Andrés Jiménez Hernández.

I contadini tzotziles dichiarano: “Siamo stanchi di minacce e torture. Per i paramilitari abbattere un albero non è reato. Noi ce ne prendiamo cura. A loro non importa di abbatterli. Così come non rispettano la vita dell’albero, non rispettano la vita né i diritti delle persone. Cercano ogni pretesto per aggredirci e generare violenza nella nostra comunità

Più tardi hanno tentato di catturare Pascual Vicente Hernández mentre scaricava la sua merce e che è stato investito dalla Pointer a grande velocità. E’ arrivata allora un’altra auto, ma è riuscito a scappare. Quella notte si sono uditi altri spari”. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/18/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Denuncia da Oventic.

GIUNTA DI BUON GOVERNO CORAZON CENTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO – SNAIL TZOBOMBAIL YU’UN LEKIL J’AMTELETIK TA O’LOL YO’ON ZAPATISTA TA STUK’IL SAT YELOB SJUNUL BALUMIL

13 Ottobre 2010

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2010/10/13/la-jbg-de-oventik-informa-la-situacion-de-las-bases-de-apoyo-desplazadas-y-denuncia-la-represion-del-mal-gobierno/

Oggetto. Documento di chiarimento.

ALL’OPINIONE PUBBLICA
ALLA STAMPA NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLE ORGANIZZAZIONI DEI I DIRITTI UMANI
AI MEDIA ALTERNATIVI
AGLI ADERENTI DELL’ALTRA CAMPAGNA
AGLI ADERENTI DELLA SESTA INTERNAZIONALI

FRATELLI E SORELLE

Noi, Giunta di Buon Governo Corazón Céntrico de los Zapatistas delante del mundo, zona Altos del Chiapas, Messico, vogliamo portare a conoscenza di tutti che il 12 ottobre del presente anno, sono tornati nella comunità di origine i nostri compagni e compagne che erano stati sfollati il 9 settembre scorso per le minacce e le aggressioni delle persone dei partiti politici dell’Ejido San Marcos Aviles, municipio ufficiale di Chilon.

Il ritorno è stato accompagnato da una commissione di compagni e compagne di alcuni municipi vicini a San Marcos Aviles.

Ora i nostri compagni sono nella loro comunità, perché non è giusto che bambini, donne, anziani e malati soffrano ogni tipo di necessità e privazione lontano dal loro villaggio di origine, mentre gli aggressori godono della libertà e ricevano il supporto e gli aiuti dei governi municipali, Statali e federali.

I nostri compagni e compagne sono ora nelle loro umili case anche se saccheggiate ed alcune semidistrutte dagli aggressori, ma le nostre basi di appoggio saranno lì, perché i nostri compagni e compagne hanno il diritto di vivere nel proprio villaggio e lavorare nelle proprie terre; non disturbano nessuno, vogliono solo vivere nel loro villaggio e lavorare per sopravvivere perché non chiedono l’elemosina del malgoverno, i nostri compagni vivono e mangiano col loro lavoro e sudore.

I nostri compagni continuano a lavorare per costruire la loro autonomia nell’ambito della salute, dell’educazione, dei lavori collettivi e formare le proprie autorità, ma rispettando gli altri, a patto che siano rispettati i loro diritti, ma non si sottometteranno alla volontà delle autorità ufficiali o della gente dei partiti politici.

Se succederà qualcosa ai nostri compagni e compagne che ora sono nella loro comunità, i responsabili sono i governi municipali, statali e federali che danno consulenza, finanziano ed armano i paramilitari e manipolano la gente povera e misera.

Noi zapatisti non diamo fastidio a nessuno, non cacciamo i nostri fratelli dei partiti, non perseguitiamo nessuno, non rubiamo le terre dei nostri fratelli contadini, né di qualsiasi altra appartenenza, né di altri fratelli poveri, difendiamo solo quello che è nostro, quello che sono i nostri diritti; noi viviamo e mangiamo del nostro lavoro e sudore, ma vogliamo lottare per la vera democrazia, libertà e giustizia per tutti. Sono questi i reati di noi zapatisti.

Per questo i governi federale, statale e municipali addestrano i paramilitari, formano i cacicchi e comprano la povera gente per attaccare e distruggere la nostra lotta, la nostra resistenza e proseguire con le minacce, aggressioni, sgomberi e furto delle terre e beni dei nostri compagni basi di appoggio. Così come hanno fatto con i nostri compagni e compagne della comunità di El Pozo, municipio ufficiale di Cancuc, che sono stati aggrediti ed attaccati violentemente da persone dei partiti politici, solo perché i nostri compagni e compagne rivendicavano il loro diritto all’acqua e all’energia elettrica, ora hanno ingiustamente arrestato 3 dei nostri compagni con accusandoli della morte di un priista nell’aggressione che gli stessi priisti avevano provocato, quando alcuni compagni vedendo sono intervenuti per difendere i loro compagni che stavano per essere uccisi, ed hanno dovuto difendersi.

Ma quei compagni che si sono difesi ed hanno difeso i loro compagni, sono fuggiti per paura di essere catturati ed assassinati dagli aggressori, e non sappiamo ancora dove si trovino, ma non sono loro quelli che sono in carcere; in prigione ora ci sono tre nostri compagni accusati ingiustamente perché non hanno niente a che fare con la morte di quel priista. I nostri tre compagni: Miguel Hernández Pérez, Diego Martínez Santis e Miguel Méndez Santis, rinchiusi nel CERESO 5, nella comunità di Los Llanos, municipio di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, sono “innocenti”.

Ma i malgoverni, con i loro giudici e pubblico ministero non sanno fare giustizia perché non indagano bene e condannano alla prigione persone innocenti che pagano per quello che non hanno fatto.

I governi del nostro paese e le persone che li sostengono nei diversi partiti politici stanno commettendo tante ingiustizie e persecuzioni contro i nostri compagni zapatisti e contro gli attivisti sociali.

Vogliamo dire ai malgoverni ed ai loro scagnozzi che gli zapatisti non permetteranno più il ripetersi delle loro malvagità contro i nostri popoli in lotta, non permetteremo più altre aggressioni e sgomberi dei nostri compagni basi di appoggio; perché i nostri compagni e compagne non hanno nessuna colpa, ma vogliono solo esercitare il loro diritto all’educazione, alla salute e la loro autonomia.

Che lo sappia tutto il popolo del Messico, che il mondo intero sappia che in Chiapas e in Messico “è un reato esercitare il diritto all’educazione, alla salute e all’autonomia come popoli”. Perché gli unici reati per i quali i nostri compagni sono minacciati, attaccati e perseguiti è perché vogliono avere la propria educazione autonoma per i loro figli, vogliono vivere con diritti e con giustizia, vogliono essere rispettati come esseri umani.

Ma è chiaro che i malgoverni statali, federali e municipali vogliono distruggerci a qualunque costo, ci vogliono annichilire, perché noi zapatisti diciamo la verità, perché non diciamo bugie, perché diciamo chiaro che gli assassini, i provocatori, gli aggressori, gli ingiusti e i distruttori dell’umanità sono i malgovernante ed i potenti, perché sono loro che stanno saccheggiando la ricchezza del nostro paese, distruggendo la natura, massacrando i nostri popoli, assassinando e mettendo in prigione gente innocente.

Sono i malgoverni che consegnano la ricchezza del nostro paese nelle mani delle grandi imprese nazionali e straniere, sono loro che invadono ed occupano i nostri territori. Ed ora il malgoverno dice che non ci sono più terre per i contadini, che non ci sono acqua e luce per i villaggi, e quando dà un po’ di servizi, i nostri popoli devono pagare delle tariffe elevate, e se non pagano gli tagliano luce e acqua. Se i nostri compagni non pagano l’imposta rurale gli tolgono le terre e le danno ai paramilitari ed ai cacicchi.

Contro i popoli che lottano e difendono i propri diritti, i malgoverni organizzano ed utilizzano la gente indigena e povera per minacciare, aggredire e sgomberare i loro stessi fratelli in cambio di aiuti economici e sociali come abitazioni, latrine, generi alimentari e soldi. Allora, dov’è la giustizia, dove sono i diritti e l’uguaglianza che tanto declamano i malgoverni ed i partiti politici? Sì, i responsabili diretti di tutte le aggressioni, provocazioni, sgomberi, scontri tra fratelli e tutto il disordine che si vive nei nostri villaggi, sono i tre livelli di governo.

Ma che lo sappiano i potenti, che lo sappiano i malgovernanti: noi zapatisti continueremo a lottare per i nostri diritti, per la nostra libertà e per costruire la nostra autonomia nella salute, nell’educazione, nella commercializzazione, nei mezzi di comunicazione e per i nostri governi autonomi.

L’educazione autonoma è avviata in tutti i municipi autonomi e territori zapatisti. Ma per coprire la propria vergogna, il malgoverno dice che non c’è nessun problema in nessuna scuola con i maestri ufficiali, che devono solo compilare i registri inserendo i nomi dei bambini zapatisti che non vanno più nelle scuole ufficiali.

L’Autonomia dei popoli significa che non vogliono i malgoverni, perché questi vogliono tenere sotto il loro dominio i popoli originari, e a loro dà molto fastidio quando i popoli indigeni imparano ad organizzarsi e governarsi da soli, ma nessuno potrà fermare la nostra lotta.

Chiediamo a tutti i fratelli e sorelle della società civile nazionale ed internazionale e a tutti i compagni e compagne aderenti all’Altra Campagna e lala Sesta, di restare all’erta e seguire quello che potrebbe accadere ai nostri compagni e compagne che sono tornati nelle proprie comunità e che continuano ad essere minacciati.

Per ora, è tutto.

Distintamente.

Giunta di Buon Governo Céntrico de los Zapatistas delante del mundo, Zona Altos del Chiapas, Messico

REMIGIO SANTIZ LOPEZ
MARIBEL PEREZ PEREZ
SANTIAGO DIAZ HERNANDEZ
ADOLFO HERNANDEZ HERNANDEZ
ESMERALDA GOMEZ DIAS
AMELIA GOMEZ GOMEZ

 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Attacchi al Frayba.

Los de Abajo

Attacchi al Frayba

Gloria Muñoz Ramírez

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), che dal 1989 svolge il difficile lavoro sul campo in difesa degli abitanti delle regioni più povere e violentate del Chiapas, principalmente nelle comunità indigene, in questi giorni deve affrontare una nuova campagna di diffamazione, minacce e criminalizzazione del suo lavoro.

Con sede a San Cristóbal de las Casas, il Frayba è attaccato dall’autodenominato Ejército de Dios, organizzazione evangelica di stampo paramilitare le cui azioni offensive hanno come principale centro di operazioni la comunità di Mitzitón che si oppone alla costruzione dell’autostrada San Cristóbal-Palenque, a causa della quale spariranno le sue case, campi e coltivazioni. La strada è caldeggiata da gruppi evangelici vicini al governo di Juan José Sabines. Ma non si tratta di un conflitto religioso né intercomunitario bensì, come ha documentato il Frayba, dell’intenzione di spogliare questa comunità tsotsil del suo territorio per un progetto turistico di grande portata.

Il personale del Frayba ha documentato fedelmente le aggressioni dell’Ejército de Dios contro i coloni di Mitzitón, membri dell’Altra Campagna, motivo principale per cui ora viene aggredito da questa organizzazione che non nasconde la sua belligeranza e l’impunità con cui agisce.

Lo scorso primo ottobre, L’Ejército de Dios, capeggiato da Esdras Alonso González, ha organizzato una manifestazione di fronte al palazzo municipale di San Cristóbal de Las Casas per denunciare pubblicamente il Frayba quale “responsabile delle mobilitazioni di protesta in Chiapas”. Il volantino che distribuivano spiega tutto: “Presidente Calderón siamo con te! Ejército de Dios”.

Sugli striscioni che portavano i membri di questa organizzazione si chiedevano azioni penali contro Diego Cadena, presidente del Centro dei Diritti Umani, “mettendo a rischio l’integrità di avvocati e attivisti di questo Centro” – denuncia il Frayba in un comunicato.

Il 16 settembre scorso, Esdras Alonso González h scritto una lettera al segretario di Governo nel quale segnala che “i conflitti che si sono sviluppati nella regione degli Altos del Chiapas, in particolare nelle ejidali, sono dovuti alla presenza di attivisti e di organizzazioni nazionali, ed anche alla partecipazione di stranieri che formano la rete sociale che il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas coordina”. Alla luce di questa situazione, il Frayba ritiene responsabile Alonso González “di qualsiasi atto che attenti all’integrità di avvocati e attivisti” di questo centro. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/09/index.php?section=opinion&article=016o1pol

losylasdeabajo@yahoo.com.mxhttp://www.desinformemonos.org

(Traduzione “Maribe”” – Bergamo)

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Alluvioni in Chiapas.

La Jornada – Mercoledì 6 ottobre 2010

In Chiapas saranno ricollocati gli abitanti di quattro villaggi dove le alluvioni hanno provocato 27 morti

A. Mariscal e E. Henríquez. Tuxtla Gutiérrez, Chis., 5 ottobre. Il governo del Chiapas ricollocherà, tra le altre, le quattro comunità rurali dei municipi di Amatán, Ángel Albino Corzo, Sitalá e Chilón, dove le frane causate dalle piogge intense hanno provocato 27 morti, 12 feriti e tre desaparecidos.

Il provvedimento è necessario perché i 3.500 residenti di questi villaggi sono esposti ad altri smottamenti, data l’erosione del suolo, ha dichiarato La Protezione Civile dello Stato.

Gli sfollati dai villaggi Nueva Colombia, Reforma, Planada, Jotoaquil e da altri insediamenti a rischio nella stessa zona saranno ricollocati in una delle città rurali promosse dal governo chiapaneco, ha detto il titolare dell’ente, Luis Manuel García Moreno.

La decisione è stata presa venerdì scorso che poi è stata valutata ed accettata dai 1.500 abitanti di Nueva Colombia, dove una frana ha sepolto cinque abitazioni abitate da braccianti agricoli guatemaltechi, dei quali tre sono morti, otto sono ancora in ospedale e 50 sono tornati nel loro Paese.

Ciononostante, i coloni di Reforma, Planada ed altre comunità stanno ancora valutando il provvedimento e restano nelle proprie case, ha detto García Moreno, aggiungendo che nell’atlante di rischio dell’entità sono 40 i municipi con insediamenti a rischio di frane e 28 sono minacciati da inondazioni.

A sua volta Carlos Pedrero, delegato della Segreteria dell’Agricoltura, Sviluppo Rurale, Pesca ed Alimentazione (Sagarpa), ha comunicato che il Programma di Assistenza per gli Eventi Climatici metterà a disposizione 1.044 milioni di pesos per risarcire i contadini con piantagioni assicurate contro gli eventi catastrofici.

Anche ieri, la Segreteria di Governo ha dichiarato lo stato di emergenza nei municipi di Chalchihuitán, Chenalhó, La Trinitaria, Ocozocoautla de Espinosa, Pueblo Nuevo Solistahuacán, San Cristóbal, San Juan Cancuc e Bochil, affinché ricevano gli aiuti dal Fondo per i Disastri Naturali per risarcire i danni provocati dalle intense piogge dei giorni 25, 26 e 27 settembre.

Intanto, gli abitanti della comunità di Tzintul, municipio di Teopisca, hanno dichiarato che sono già 10 le abitazioni crollate ed una trentina quelle danneggiate da inondazioni e smottamenti verificatisi dal 31 agosto scorso e di cui si ignorano le cause.

Il rappresentante Modesto Pérez Ruiz ha detto che gran parte delle coltivazioni di caffè, mais e fagioli su una superficie di 160 ettari anche sono danneggiate, ma ancora le autorità non hanno risposto alle loro richieste di aiuto, e la paura si diffonde tra le 80 famiglie di questa comunità che dista circa 50 chilometri da San Cristobal de las Casas. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/06/index.php?section=estados&article=032n1est

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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