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Archive for febbraio 2010

Smentita della JBG su La Jornada.

La Jornada – Domenica 14 febbraio 2010

La JBG nega la responsabilità degli zapatisti nell’aggressione armata a Bolón Ajaw

Hermann Bellinghausen

La Giunta di Buon Governo (JBG) Corazón del arco iris de la esperanza, del Caracol di Morelia, Chiapas, ha smentito le versioni, profusamente diffuse dal governo statale, sui fatti di violenza del 7 febbraio scorso nel villaggio Bolón Ajaw (municipio autonomo Comandanta Ramona) dove un indigeno è morto ed una ventina sono rimasti feriti, alcuni in maniera grave.  La JBG sostiene che “i provocatori, membri dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), abitanti dell’ejido Agua Azul, sono entrati con atteggiamento aggressivo il 20 gennaio” a Bolón Ajaw, e nei fatti del 7 febbraio loro stessi sarebbero i responsabili della morte del priista Adolfo Moreno Estrada, della cui morte la Procura Generale di Giustizia dello Stato ritiene responsabili gli zapatisti di Bolón Ajaw e delle comunità vicine. “A causa degli spari indiscriminati esplosi nel villaggio, loro stessi hanno ucciso i loro compagni perché sparavano tutti ammucchiati”.  Le autorità autonome ricordano che il 23 gennaio avevano denunciato quello che stava succedendo nella comunità zapatista, invasa da un gruppo armato della Opddic. “Lì potrete trovare nomi e cognomi degli aggressori, che atteggiamento avevano ed il calibro delle pistole che portavano quando sono entrati e vogliamo chiarire che quelle pistole non erano mai nascoste, le portavano in ogni momento anche mentre lavoravano”.   Nonostante ne Fosse informato, il governo non ha fatto niente “affinché non accadesse questa aggressione”. Né Juan Sabines, né Antonio Moreno López, presidente municipale di Chilón. La Giunta autonoma sottolinea “la soddisfazione di Felipe Calderón che ottiene ciò che vuole con l’inganno”.  I contadini priisti di Agua Azul sono entrati nel villaggio di Bolón Ajaw sparando contro “cinque compagni e 10 compagne che non potevano resistere”. Sono arrivati con pistole e fucili, dettaglia la JBG, “sparando contro i compagni circa 250 cartucce calibro .22”. Quelli della Opddic “dicono che li abbiamo sorpresi all’alba spaventando la popolazione, quando siamo stati noi ad essere stati colti di sorpresa dagli spari”. I loro compagni dell’Altra Campagna del vicino ejido San Sebastián Bachajón sono stati imboscati a pochi metri dalla cabina di riscossione di Agua Azul; “lì è rimasto ferito all’addomen il nostro compagno Francisco González Gómez”.   La JBG cita che il governatore Sabines, attraverso Pedro Raúl López, funzionario che si occupa delle organizzazioni non governative, “ha insinuato si potrebbe far entrare l’Esercito e si romperebbe il dialogo per ricominciare le ostilità”. Sono ben visibili i movimenti militari e di polizia nelle immediate vicinanze del villaggio zapatista.   “Smentiamo quello che dicono i leader della OPDDIC di essere stati aggrediti dai nostri compagni sabato 6 febbraio 2010, sono solo menzogne, perché 15 giorni prima avevamo fatto la nostra denuncia che per noi significava prendere quel tempo per aspettare se volevano dialogare, ma loro non si sono mai avvicinati. Inoltre, anni prima questa Giunta di Buon Governo aveva convocato nei nostri uffici il commissario Geremías López Hernández per dialogare ma non ci ha mai ascoltato”.  La mattina del 7, gli zapatisti si sono recati nel territorio di Bolón Ajaw “per svolgere un lavoro collettivo che ci vogliono sottrarre; non siamo andati per colpire nessuno, inoltre su quel terreno vivono i nostri compagni che abitano nel villaggio Bolón Ajaw, ed abbiamo ripetuto che avremmo difeso la terra lavorando pacificamente e senza sorprese”.   Per entrare nel villaggio di Bolón Ajaw, precisa la JBG, “Non siamo entrati neppure di un millimetro ad Agua Azul”, e sottolinea “l’invenzione della Opddic che ci accusa di averli colti di sorpresa.. Quando noi siamo arrivati sul posto erano le 6 del mattino, tutti siamo arrivati attraverso un sentiero che porta a Bolón Aajaw e senza armi, e quando siamo arrivati gli invasori della OPDDIC si sono ritirati e pensavamo che erano tornati nelle loro case tranquilli, ma non era così”. E’ stato allora che sono arrivati sparando, secondo la versione degli zapatisti.   “Grazie ai nostri compagni che si sono ritirati rapidamente non ci sono stati né feriti né morti, perché mentre si ritiravano chiedevano aiuto ai nostri compagni che stavano lavorando perché stavano arrivando 40 persone della OPDDIC tutte armate nel villaggio di Bolón Ajaw. Queste si sono dirette alla chiesa del villaggio e sono entrati rompendo la porta ed una volta dentro hanno fatto dei danni”.   Nonostante l’aggressione, la JBG denuncia: “Ancora una volta inventano reati contro di noi, ci accusano di sequestrare, proprio noi che lottiamo contro la morte non siamo pazzi per i soldi come i governi”. http://www.jornada.unam.mx/2010/02/14/index.php?section=politica&article=015n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La JBG di Morelia chiarisce quanto successo nei giorni scorsi a Bolón Ajaw

http://enlacezapatista.ezln.org.mx

Giunta di Buon Governo “Corazón del arco iris de la esperanzaCaracol IV Torbellino de nuestras palabras.Morelia, Chiapas, Messico.

11 febbraio 2010

Ai mezzi di comunicazione alternativi.

A@ compagn@ dell’Altra Campagna in Messico.

A@ compagn@ della Sexta Internacional.

Sorelle e Fratelli:

Compagne e Compagni:

Questa Giunta di Buon Governo denuncia e nello stesso tempo chiarisce quanto accaduto il giorno sabato 6 febbraio 2010 nel territorio controllato dal villaggio Bolón Ajaw, Municipio autonomo Comandanta Ramona.

Provocatori membri della OPDDIC, abitanti dell’Ejido Agua Azul il giorno giovedì 20 gennaio 2010 sono venuti in modo aggressivo a lavorare sul terreno che occupano le nostre compagne e compagni di Bolón Ajaw.

Per spiegare all’opinione pubblica la nuova tappa di aggressione contro i nostri compagni basi di appoggio del municipio autonomo Comandanta Ramona, intrapresa dai membri della OPDDIC, noi avevamo espresso pubblicamente la nostra posizione per la difesa della madre terra con una denuncia scritta in data 23 gennaio 2010, nella quale dicevamo chiaramente che avremmo difeso le sue ricchezze naturali, ed in questa denuncia dicevamo chiaro quello che stava succedendo.

Coloro che non hanno memoria, la possono rileggere nella pagina web di Enalce Zapatista.

Lì potranno trovare nomi e cognomi degli aggressori, che atteggiamento avevano ed il calibro delle pistole che portavano quando sono entrati e vogliamo chiarire che quelle pistole non erano mai nascoste, le portavano in ogni momento anche mentre lavoravano; inoltre denunciavamo che fumavano sigarette che loro stessi arrotolavano e che puzzavano ed avevano odore di marijuana.

Scusate la nostra ignoranza perché non conosciamo bene la dimensione di Internet, ma immaginiamo che arrivi in ogni angolo del pianeta terra e quindi immaginiamo che la nostra denuncia in Internet arrivi in tutte le parti del mondo, e non crediamo che i malgoverni non abbiano computer o accessi a Internet per leggere quello che denunciamo.

Supponiamo che i malgoverni hanno tutti questi strumenti per sapere quello che fanno le persone che controllano con le loro briciole, e davanti agli occhi del mondo non hanno fatto niente perché non accadesse l’aggressione che abbiamo subito, né Juan Sabines, né Antonio Moreno López, presidente Municipale di Chilón, né Felipe Calderón, perché ottengono con le trappole tutto quello che vogliono.

Pertanto smentiamo quello che dicono i leader della OPDDIC di essere stati aggrediti dai nostri compagni sabato 6 febbraio 2010, sono solo menzogne, perché 15 giorni prima avevamo fatto la nostra denuncia che per noi significava prendere quel tempo per aspettare se volevano dialogare, ma loro non si sono mai avvicinati.

Inoltre, anni prima questa Giunta di Buon Governo aveva convocato nei nostri uffici il commissario Geremías López Hernández per dialogare ma non ci ha mai ascoltato.

I nostri compagni sono entrati nel territorio di Bolon Ajaw alle 6 del mattino, ora di inizio lavoro di noi contadini, per svolgere un lavoro collettivo che ci vogliono sottrarre, per essere sul posto di lavoro preciso alle 7 del mattino, e non siamo arrivati lì per picchiare qualcuno, inoltre sul quel terreno vivono i nostri compagni che abitano nel villaggio Bolón Ajaw, ed abbiamo ripetuto che avremmo difeso la terra lavorando pacificamente e senza sorprese.

Per entrare nel villaggio Bolón Ajaw non si deve passare per il villaggio Agua Azul, si arriva attraverso i sentieri. Noi non siamo entrati di un millimetro ad Agua Azul mentre OPDDIC si inventa tutto e ci accusano di averli colti di sorpresa e umiliati, di aver molestato vecchi e bambini. È una delle grosse bugie di Juan Sabines e dei suoi complici leader locali.

Noi non siamo come i malgoverni che reprimono, imprigionano, fanno sparire gli indigeni, noi abbiamo subito barbarie al tempo di Ernesto Zedillo e Roberto Albores Guillén e non copiamo mai le ingiustizie. Ma ora è ricominciato il tempo delle trappole, come facevano i passati governi che inventavano delitti per giustificare la repressione.

Quando noi siamo arrivati sul posto erano le 6 del mattino, tutti siamo arrivati attraverso un sentiero che porta a Bolón Aajaw e senza armi, e quando siamo arrivati gli invasori della OPDDIC si sono ritirati e pensavamo che erano tornati nelle loro case tranquilli, ma non era così.

Loro si sono ritirati dove stavano costruendo le loro case e siccome per arrivare alle loro case dovevano passare per il villaggio Bolon Ajaw, una volta arrivati lì hanno cominciato a sparare verso i nostri compagni che in quel momento erano 5 compagni e 10 compagne che non potevano fare resistenza.

Sono arrivati sparando con pistole e carabine verso i nostri compagni, abbiamo calcolato che hanno sparato circa 250 cartucce calibro 22, e grazie ai nostri compagni che si sono ritirati rapidamente non ci sono stati né feriti né morti, perché mentre si ritiravano chiedevano aiuto ai nostri compagni che stavano lavorando perché stavano arrivando 40 persone della OPDDIC tutte armate nel villaggio di Bolón Ajaw. Queste si sono dirette alla chiesa del villaggio e sono entrati rompendo la porta ed una volta dentro hanno procurato dei danni rompendo le statue dei santi, la teca dove si conserva l’eucaristia e l’altare.

Con gli spari indiscriminati che loro stessi hanno esploso nel villaggio Bolón Ajaw, hanno ammazzato i loro stessi compagni, perché sparavano tutti ammucchiati.

Hanno adottato lo stesso stile dei soldati quando entrarono nei nostri villaggi nel 1995 al tempo di Ernesto Zedillo e Roberto Albores Guillén a distruggere mais, fagioli, rubare le galline e saccheggiare i negozi collettivi.

Se ricordiamo quegli eventi è perché vediamo che sono tornati a spirare i venti di allora il 6 febbraio 2010 quando al nostro compagno Manuel Jiménez Álvaro della fattoria Bispuyil jáè stata completamente distrutta la casa e rubate le lamiere del tetto che il nostro compagno aveva comperato a caro prezzo con il suo lavoro per coprire tutta la grande casa di 7 metri per 2,60 metri e che ora non c’è più.

I distruttori appartengono al partito PRI e si chiamano Pedro Pérez Silvano, Pedro Pérez Jimenez, Domenigo Pérez (primo), Domenigo Pérez (secondo), Melchorio Pérez Jiménez, Pasqual Pérez Jiménez. E per finire di umiliare il nostro compagno questi imbroglioni hanno distrutto 76 piante di caffè incolpando il nostro compagno e portando le piante al pubblico ministero di Bachajón per far spiccare mandato di cattura contro di lui.

Le bugie della OPDDIC dicono che li abbiamo sorpresi all’alba spaventando la popolazione, quando siamo stati noi ad essere stati colti di sorpresa dagli spari perché i nostri compagni sono stati imboscati a pochi metri dalla cabina di riscossione di Agua Azul in gestione ai compagni dell’Altra Campagna, e lì è rimasto ferito all’addome il nostro compagno Francisco González Gómez, che per fortuna ora sta meglio anche se ha perso molto sangue.

Quando sono venuti a costruire le case nel territorio di Bolón Ajaw, non hanno mai avuto rispetto per le nostre compagne, perché dove le compagne lavoravano c’è una milpa e quando le nostre compagne andavano a portare il mais i malvagi marihuaneros della OPDDIC si denudavano e mostravano i loro organi genitali. Nemmeno un cane fa queste cose e siccome lo scopo dei malgoverni è provocare, lo fanno senza vergogna.

Ancora una volta inventano reati contro di noi, ci accusano di sequestrare, proprio noi che lottiamo contro la morte non ci curiamo di non avere i milioni di soldi come fa il governo, come fanno i deputati locali e federali; certo abbiamo trattenuto 7 di loro ma li abbiamo trattati con rispetto è perfino gli abbiamo dato il cibo, certo non di qualità perché non lo abbiamo neanche per noi, gli abbiamo dato acqua, una stanza non confortevole perché è così che sono le nostre case, gli abbiamo dato coperte, infine abbiamo rispettato i loro diritti come esseri umani, noi li rispettiamo anche se sono animali.

Le 7 persone “sequestrate” sono già state riconsegnate vive, sane come lo erano prima, quando sono stati liberati hanno firmato una dichiarazione riconoscendo di essere stati rispettati.

4 delle 5 persone, degli ultimi rilasciati che si chiamano Ivan Moreno López, Manuel García Luna, Juan Hernández Moreno e Manuel Hernández López, ci hanno detto che Salomón Moreno López è complice con altri che hanno organizzato i provocatori e benché sappiamo chi sia, non gli abbiamo fatto alcun male. Noi non siamo come i malgoverni che condannano a molti anni.

Noi come Giunta di Buon Governo non ci siamo mai rifiutati di cercare una buona soluzione, abbiamo sempre dato buoni segnali, trasmettendo il nostro messaggio ai collaboratori del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas.

Il nostro messaggio è stato che venissero a prendere due detenuti a Bolon Ajaw e sono stati autorizzati a venire 13 membri della protezione civile, 2 del governo statale, Antonio Gamboa e Carlos Manuel Calvo Martines direttivo della polizia preventiva, 2 del Fray Bartolomé, Jorge Armando Gómez e Pedro Faro, ed un abitante della comunità Agua Azul, con la condizione che ci fosse libertà di passaggio su strade, sentieri per tutti, senza distinzione.

Per il secondo rilascio dei 5 detenuti che si trovavano da un’altra parte, abbiamo posto la condizione che questi si impegnino a non tornare ad occupare il terreno e che si ristabilisca la tranquillità. Questa è stata la nostra parola che abbiamo rispettato con onore.

La risposta del malgoverno alla nostra proposta è stata completamente diversa, e si è visto subito che il governo chiede il dialogo ma risponde con altre cose che non hanno niente a che vedere col dialogo e i tre noti politici di questo paese continueranno a governare con le loro trappole e inganni.

Significa per che i 3 livelli di governo sono d’accordo che continui a succedere quello che fanno contro di noi e che la violenza prosegua in ogni luogo del nostro paese.

Pedro Raúl López, funzionario specializzato per le organizzazioni non governative ha trasmesso il messaggio di Juan Sabines Guerrero secondo il quale si deve discutere del problema altrimenti ha insinuato che faranno intervenire l’esercito, si romperebbe il dialogo e ricomincerebbero le ostilità.

Crediamo che le intenzioni siano queste, perché sono visibile i movimenti militari, di polizia, della PGR, accompagnati da indigeni, alcuni sono in borghese.

Mentre noi proponiamo una soluzione, ci rispondono con minacce.

Compagne e compagni dell’Altra Campagna nazionale ed internazionale non lasciatevi ingannare dalle bugie dell’alto con azioni violente e dichiarazioni piene di bugie da persone che si dicono governi ma si dedicano ad insegnare agli indigeni come ingannare. Non lasciatevi confondere, bisogna saper vedere ed ascoltare la verità.

Distintamente.

La Giunta di Buon Governo
Candelaria Velasco Hernández, Angel Hernández Pérez

(Traduzione “Maribel”- Bergamo)

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Proteste nel DF.

La Jornada – Venerdì 12 febbraio 2010

PROTESTA NEL DF DAVANTI ALLA RAPPRESENTANZA CHIAPANECA

HERMANN BELLINGHAUSEN

Dopo quella che definiscono “una serie di aggressioni e minacce recenti contro le comunità zapatiste da parte dei governi federale e statale del Chiapas e dei gruppi paramilitari Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) ed Ejército de Dios, così come di numerose informazioni giornalistiche che criminalizzano e accusano le basi dell’EZLN di ‘aggredire i contadini ad Agua Azul’ “, questo mercoledì si sono date appuntamento davanti alla sede del governo del Chiapas nel Distrito Federal circa 60 persone dell’Altra Campagna, in solidarietà con le comunità zapatiste.  Tra le aggressioni denunciate c’è “la presa di un terreno dentro il territorio di Bolón Ajaw (municipio autonomo Comandanta Ramona) lo scorso 20 gennaio da parte di 57 persone della Opddic dell’ejido Agua Azul (municipio Tumbalá). La giunta di buon governo (JBG) di Morelia aveva dichiarato allora che questo gruppo aveva invaso il terreno “con atteggiamento aggressivo”, brandendo machete, pistole calibro .38 e .22 e ricetrasmittenti.  La JBG aveva denunciato che il proposito degli invasori era impadronirsi delle cascate di Bolón Ajaw (fino ad ora vergini), della terra e delle sue risorse naturali per essere aperte allo sfruttamento turistico, e senza avere nessun diritto agrario su esse. Ed avvertiva che le basi zapatiste non avrebbero consegnato “quelle ricchezze naturali, ma le difenderemo in ogni modo”.  Inoltre, il 28 gennaio, 14 membri della Opddic, “fortemente armati”, hanno aggredito indigeni dell’Altra Campagna nella proprietà recuperata Virgen de Dolores (municipio di Chilón), vicino ad Agua Azul. Gli attivisti dell’Altra Campagna denunciano che queste azioni “si sommano ad una lunga serie di brutali aggressioni, torture, minacce e persecuzioni contro uomini, donne e bambini zapatisti dal 2005”, perfino contro osservatori civili e rappresentanti del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC).   In un documento anonimo, attribuito a membri della cooperativa ecoturistica delle cascate di Agua Azul (di filiazione priista, e che ora negano di appartenere alla Opddic) diffuso da fonti governative, si chiede la prigione e si minaccia l’integrità personale degli avvocati del CDHFBC e “degli stranieri”.  Il gruppo identificato come appartenente alla Opddic è lo stesso che nel 2007 fu protagonista di una “consegna delle armi” al Congresso statale nella capitale chiapaneca, con la garanzia di scegliere la via pacifica. Tuttavia, il gruppo, capeggiato da Alberto López Urbina e Adolfo Moreno Estrada, ha continuato a realizzare fino ad oggi invasioni ed azioni violente a Tumbalá e Chilón.  I manifestanti ammettono che: “Non sapremo esattamente cosa è accaduto il 7 febbraio scorso fino a quando non uscirà un comunicato zapatista”, in riferimento ai fatti violenti registrati a Bolón Ajaw dopo l’invasione dei membri della Opddic, dove è morto Moreno Estrada e ci sono stati numerosi feriti nel gruppo invasore. E sottolineano: “La criminalizzazione degli zapatisti sui mezzi di comunicazione ha raggiunto un nuovo livello accettando le bugie di López Urbina, portavoce della Opddic e amministratore del progetto ecoturistico delle Cascate di Agua Azul, senza dire una sola parola sul ruolo violento della sua organizzazione nella contrainsurgencia“. http://www.jornada.unam.mx/2010/02/12/index.php?section=politica&article=020n2pol

Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Omicidio Digna Ochoa.

La Jornada – Venerdì 12 febbraio 2010

Catturato Rogaciano Alba, presunto autore intellettuale dell’omicidio di Digna Ochoa

GUSTAVO CASTILLO GARCÍA

Agenti federali hanno arrestato ieri a Guadalajara, Jalisco, Rogaciano Alba Álvarez, ex dirigente dell’Unione Degli Allevatori Regionali di Guerrero, cacicco della zona di Petatlán; presunto trafficante dei cartelli di Sinaloa e La Familia, e indicato anche come autore intellettuale dell’omicidio, nell’ottobre del 2001, dell’avvocatessa dei diritti umani Digna Ochoa.  La Segreteria di Pubblica Sicurezza (SSP) federale ha comunicato che Alba Álvarez è stato fermato nel tratto di strada Chapala-Guadalajara, in Jalisco, entità dalla quale era fuggito nel maggio 2008, dopo aver subito due attentati, l’assassinio di 16 persone di sua fiducia ed il sequestro di sua figlia da parte di presunti elementi del crimine organizzato.   Alba Álvarez è segnalato (La Jornada, ottobre 2002) come la persona che ordinò di assassinare Digna Ochoa, poiché si presume infastidito da una visita dell’avvocatessa a Petatlán per conoscere e denunciare le aggressioni contro gli ecologisti della regione.  I giorni 1 e 2 ottobre 2001, Ochoa visitò la zona con Harald Ihmig, rappresentante di un’organizzazione internazionale dei diritti umani, ed insieme raccolsero le testimonianze di violenze e persecuzioni contro i contadini ecologisti da parte di un gruppo di cacicchi guidati da Alba Álvarez.  Le versioni ufficiali riferiscono che gli incaricati di assassinare Digna Ochoa furono Justino Cabrera Villa, Bernardino Bautista Valle, Marcelino e Modesto Acosta Ávila, Isabel Santoyo Santoyo, José Rauda Orozco e Sirenio Contreras, El Barillo.   (………) http://www.jornada.unam.mx/2010/02/12/index.php?section=politica&article=011n1pol

Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Provocazione armata.

La Jornada – Giovedì 11 febbraio 2010

Crescente provocazione armata dell’Ejército de Dios in Chiapas, denunciano gli indigeni

HERMANN BELLLINGHAUSEN

La comunità di Mitzitón, nel municipio di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, manifesta allarme per l’escalation della provocazione armata contro di lei da parte di membri dell’Ejército de Dios, di filiazione priista ed appartenenti alla chiesa evangelica Alas de Águila.   Dopo diversi episodi di spari in aria nei giorni scorsi, questo gruppo – considerato paramilitare dagli ejidatarios – domenica scorsa avrebbe deciso “l’acquisto di armi allo scopo di distruggere l’organizzazione nella nostra comunità”.   Gli ejidatrios esprimono “profonda preoccupazione”, poiché “i paramilitari hanno detto che cattureranno un membro delle autorità ejidales aderenti all’Altra Campagna, o qualunque componente del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas, e li faranno sparire, per costringerci a non difendere più nostri diritti, in particolare il diritto al nostro territorio”.  Gli ejidatario tzotziles simpatizzanti dell’EZLN che si sono opposti al passaggio di un’autostrada sui loro campi, e per questo sono stati continuamente aggrediti dagli affiliati all’Ejército de Dios, denunciano che durante citata la riunione, guidata da Francisco Gómez Díaz, “i paramilitari hanno detto: non abbiamo paura, perché anche se rubiamo o uccidiamo, non ci mettono in prigione, o se ci mettono, il governo ci tirerà fuori subito, perché l’esempio l’abbiamo con Francisco Jiménez Vicente, che è già libero’ “.

Si riferiscono alla scarcerazione due settimane fa dell’autore materiale della morte di Aurelio Díaz Hernández. Le autorità ejidales affermano che gli evangelici “hanno cominciato ad organizzarsi con più forza contro la nostra comunità; dicono che il malgoverno sta dalla loro parte e possono fare quello che vogliono”. Il 21 luglio 2009 – ricordano gli indigeni – “il nostro compagno Aurelio è stato vigliaccamente assassinato da Jiménez Vicente, che dolosamente, con premeditazione, perfidia e brutalità”, l’ha investito. Sono rimasti feriti anche altri cinque ejidatarios.    “Sappiamo che chi lotta per la difesa dei suoi diritti è perseguitato, messo in prigione e torturato ed il malgoverno scarica tutto ‘il peso della legge’ solo per aver protestato, ma ai violentatori dei diritti ed assassini danno un premio”, aggiungono.    Accusano inoltre il presidente municipale di San Cristóbal de las Casas, Mariano Díaz Ochoa – anch’egli priista – di appoggiare gli evangelici e “voler dividere la nostra organizzazione comunitaria nominando un altro agente rurale quando, nella nostra comunità, secondo i nostri usi e costumi e in considerazione della responsabilità dei nostri compagni, li nominiamo in assemblea, non tra gruppetti”. Il sindaco avrebbe promesso “che con un altro agente rurale arriverebbero più aiuti economici e così ci avrebbero sconfitto, ma noi non accettiamo le briciole del malgoverno né ci lasciamo ingannare”. (….)    Ricordano anche che lo scorso 4 febbraio, il citato Gómez Díaz (che, insieme a Carmen Díaz López, “ha dato l’ordine di ammazzarci il giorno 21 luglio e di non proseguire nella difesa del nostro territorio davanti alla minaccia della costruzione dell’autostrada”) è stato punito dall’assemblea perchè sta falsificando le firme per ottenere il timbro di agente rurale, e con questo usurpare la rappresentanza ejidale. http://www.jornada.unam.mx/2010/02/11/index.php?section=politica&article=017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Giovedì 11 febbraio 2010

Basi dell’EZLN liberano i 5 della Opddic fermati ad Agua Azul

Questa la condizione del governo statale per dare soluzione al conflitto nella zona

Ángeles Mariscal e Elio Henríquez. Tuxtla Gutiérrez, Chis., 10 febbraio. La mattina di oggi, basi di appoggio dell’EZLN hanno liberato cinque membri dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) che trattenevano da sabato dopo un incidente per la disputa della zona delle cascate di Agua Azul, ha comunicato Noé Castañón León, segretario di Governo del Chiapas.  Il funzionario ha ripetuto la versione di martedì scorso della Procura Generale di Giustizia dello stato secondo cui “militanti zapatisti di Oxchuc, Alan Sacjun, Salto del Tigre e Bachajón hanno aggredito elementi della Opddic che sono lavoratori della cooperativa di questo centro turistico”, ed ha assolto questo gruppo da qualunque reato commesso durante l’incidente in cui una persona è morta e più di 20 sono rimaste ferite. Gli abitanti di Agua Azul “sono risultati negativi al test del guanto di paraffina”, ha precisato.  Inoltre, ha spiegato che in appoggio ai membri della cooperativa che amministra le cascate di Agua Azul, nel villaggio si trova il personale della Procura Generale di Giustizia e della Segreteria di Sviluppo Sociale perché il governo vuole “migliorare la zona e renderla più attraente per il turismo”.  Ha chiarito che la liberazione degli abitanti di Agua Azul è avvenuta grazie alla mediazione del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba), fatto che il governo ha posto come condizione per mantenere la ricerca di una soluzione ai problemi della zona.   Dalla parte opposta, aderenti della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, riuniti nell’Altra Jovel, hanno denunciato che nell’ejido Bolón Ajaw, municipio di Tumbalá, “gli abitanti sono perseguitati da anni da altri indigeni che il governo ha organizzato ed armato come gruppi paramilitari”.  In un evento a sostegno delle comunità zapatiste, gli attivisti hanno detto che uno di questi gruppi è la Opddic, organizzata per fare “il lavoro sporco di picchiare e minacciare, facendo pressioni affinché la gente abbandoni le sue terre. Non solo minaccia le basi di appoggio dell’EZLN, ma tutti i contadini della regione che si oppongono ai progetti di strade e turistici”. http://www.jornada.unam.mx/2010/02/11/index.php?section=politica&article=016n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo  https://chiapasbg.wordpress.com )

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Comunicato della C.G.T. Madrid.

Ai mezzi di comunicazione liberi e alternativi, 
Ai mezzi di comunicazione ufficiali, 
Alle organizzazioni indipendenti dei DDHH, 
 Al governo statale del Chiapas, 
Al governo federale del Messico, 
Al governo dello Stato Spagnolo, 
Alla società civile internazionale, 
A l@s aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, 
Alle basi dell’appoggio dell’EZLN, e Giunte di Buon Governo (JBG). 
All’EZLN.

Lo zapatismo è attualmente, su scala internazionale, uno dei riferimenti di lotta civile e di cambiamento ed un esempio di quello che può ottenere una società organizzata.  Per la via dei fatti, l’autonomia e l’autorganizzazione delle sue comunità si consolidano come modo di vita capace di superare abbondantemente il modello proposto (imposto) dalle democrazie formali e rappresentative.   

Con la finalità di minare l’alternativa zapatista, il governo statale chiapaneco della sinistra istituzionale messicana (PRD) e l’estrema destra dal governo federale (PAN) fomentano gli scontri ed attacchi per mano di organizzazioni paramilitari come “L’Ejército de Dios” o la “OPDDIC“. Queste organizzazioni, formate da membri del PRI e da altri elementi violenti e con nullo bagaglio etico, attaccano l’obiettivo comune: le basi di appoggio dell’EZLN.   

Il conflitto per il recupero delle terre è al culmine. Sono in gioco due visioni contrapposte. Da una parte chi lavora e preserva la terra. Dall’altra chi vuole sottrarla per sfruttarla.   

Febbraio 2010 scuote le fondamenta del Chiapas. Secondo le informazioni pubblicate negli ultimi giorni, si sono verificati gravi scontri con minacce di morte e di sparizioni contro autorità ejidales aderenti all’Altra Campagna e basi di appoggio zapatiste (BAEZLN). Il preavviso di questo scenario era stato mostrato a fine gennaio dall’esercito e da diversi corpi di polizia con gli sgomberi violenti di Bolon Ajaw, Montes Azules, SS Bachajón, Mitzitón, Comunidad 5 de Marzo.   

La prevedibile continuazione prospettata dalle alte sfere governative indica un probabile pericolo di instabilità per comunità come Nuevo San Gregorio, Nuevo Salvador Allende, Nuevo San Pedro, 6 de Octubre, Laguna el Paraíso, Ojo de Agua el Progreso, Ojo de Agua la Pimienta, San Jacinto Lacanjá, Nueva Galilea, Chuncherro, Benito Juárez e Ranchería Corrozal.

 La persistente strategia di persecuzione e demolizione delle multinazionali del turismo per riconquistare il territorio hanno bisogno di contundenti misure di contrainsurgencia che le istanze ufficiali offrono loro su un vassoio. Così come, di nuovo, i mezzi di comunicazione giocano un ruolo chiave fondamentale nella destabilizzazione delle reti sociali. In questo senso, e come già abbiamo fatto alla fine di novembre del 2009, denunciamo le informazioni in forma di veline consegnate a determinati mezzi di comunicazione. Se si offre l’informazione di sola una delle parti in conflitto, dov’è l’equidistanza professionale? In un contesto come quello del Chiapas, non dare voce ad entrambe le parti è quanto meno tendenzioso.   

Dalla Confederazione Generale del Lavoro (CGT) dello Stato spagnolo, trasmettiamo il nostro stato di allerta ed annunciamo che seguiremo la situazione e nei prossimi giorni intraprenderemo azioni di mobilitazione e denuncia pubblica coordinate per chiedere l’interruzione degli inammissibili eccessi commessi contro le Comunità zapatiste.   

Per il diritto alla Terra e al Territorio dei Popoli originari, 
Per lo stop alla connivenza con le organizzazioni paramilitari, 
Per l’irrinunciabile rispetto della madre Terra. No alle industrie e progetti ecoturistici. 
 Libertà per gli attivisti e le attiviste in carcere. 
 Viva le basi di appoggio e l’EZLN!! 
Per l’autonomia e l’autogestione della lotta sociale!
 
Madrid, 10 febbraio 2010
 José Pascual Rubio Cano
Segretario Relazioni Internazionali della CGT
http://www.cgt.org.es/spip.php?article1626

 (Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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